Pastorello indagato per concorso nel crac Parmalat


PARMA, 27 MAG. 2011 – La Procura di Parma conferma le imputazioni nei confronti di Giambattista Pastorello, e chiudendo l’inchiesta sull’acquisizione dell’Hellas Verona sembra dar ragione alle accuse mosse nei suoi confronti da Giorgio Corbelli. L’ex presidente degli scaligeri è accusato infatti di concorso nella bancarotta fraudolenta Parmalat e di bancarotta preferenziale assieme all’ex patron Calisto Tanzi. Stando al procuratore Gerardo Laguardia, l’inchiesta è arrivata a dimostrare, "prove documentali alla mano", che Pastorello ha acquistato l’Hellas Verona utilizzando denaro proveniente dalla Parmalat. Per questo a Pastorello è contestato il concorso nel crac del 2003 (per il quale Tanzi è già stato giudicato e condannato a 18 anni di reclusione in primo grado). Pastorello ha ricevuto da Tanzi garanzie fideiussorie che gli hanno consentito di ottenere un finanziamento da 18 miliardi di lire da due istituti di credito: la Banca Popolare di Vicenza e la Cariverona. Tanzi, secondo la Procura emiliana, ha garantito il prestito e, in seguito, ha anche provveduto a far pervenire a Pastorello 3,5 miliardi di lire distratti dalle casse di Collecchio che sono serviti a pagare le prime rate del finanziamento. Il tutto con la complicità dell’allora tesoriere di Parmalat, Franco Gorreri, anch’egli già giudicato per i reati legati al crac di Tanzi. Calisto Tanzi e Pastorello devono però rispondere, sempre stando alla Procura, anche di concorso in bancarotta preferenziale. E questo perché allo scoppio dello scandalo della Parmalat, Pastorello mediante la cessione dell’Hellas Verona si è procurato i soldi per chiudere i conti con i due istituti di credito. "Questa situazione – ha spiegato Laguardia – è tale per cui Tanzi e Pastorello hanno agito a discapito dei creditori del gruppo Parmalat favorendone alcuni. Appunto i due istituti di credito interessati dall’acquisto della società scaligera". Pastorello aveva compiuto l’acquisto dell’Hellas Verona all’inizio del 1998. Risultano sequestrati su richiesta della Procura di Parma circa 5 milioni di euro che sarebbero una parte dei proventi ricavati dalla vendita della società cinque anni dopo. Questi soldi, in caso di condanna degli indagati, serviranno a risarcire i danneggiati dal crac. Tra gli indagati ci sono anche nove tra dirigenti e funzionari dei due istituti di credito veneti.

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