Partite Iva, i giovaniscelgono i “minimi”


18 FEB. 2013 – La crisi non è solo perdita di fatturato e occupazione. È capace anche di cambiare il volto della nostra economia, la sua composizione. È anche la sfavorevole congiuntura economica, infatti, la causa del boom di partite iva con il regime fiscale dei nuovi minimi, quello che di offre la possibilità di saldare i conti con il fisco pagando solo il 5% di tasse, a condizione di non superare i 30mila di ricavi annui e il 15mila euro di investimenti in un triennio. A testimoniarlo sono le ultime rilevazioni del dipartimento delle finanze, che rivela come, tra le partite iva aperte nel 2012, una su tre abbia scelto il regime dei minimi, che dispensa anche dall’applicazione dell’Iva, dell’Irap, degli studi di settore e dello spesometro. D’altronde la stessa norma istitutiva parla di un regime pensato per chi perde il lavoro e per i giovani che non riescono a trovare il primo impiego. Qualche dato. L’osservatorio evidenzia come sulle il 70% delle adesioni ai nuovi minimi sia costituito da giovani al di sotto dei 35 anni. Ergo: l’alternativa alla scelta (pressoché obbligata) di mettersi in proprio, sarebbe ingrossare ulteriormente le fila dei disoccupati. Meglio rimboccarsi le maniche, allora e inventarsi imprenditori di se stessi. Facendo attenzione ai controlli. Nel 2014, infatti, partiranno le verifiche sulle false partite Iva previste dalla riforma del ministro del lavoro Elsa Fornero, che potrebbe andare a scovare proprio coloro che hanno abusato del regime dei minimi.

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