Partecipazioni pubbliche: perdite per 2,2 miliardi di euro


 

Oltre 30mila partecipazioni e 7300 società partecipate e perdite per 2,2 miliardi di euro. Questi i numeri che emergono dal primo rapporto sulle partecipazioni detenute dalle amministrazioni italiane. È il ministero dell’Economia a renderlo pubblico. E a colpire sono quelli che si chiamano i risultati delle società partecipate, ovvero quanto guadagnano, ma soprattutto quanto perdono. Il rapporto è aggiornato al 2011, ma è anche vero che il lavoro di rilevazione non ha precedenti ed è stato complesso: solo i Comuni dichiarano quasi 30mila partecipazioni dirette e indirette; si pensi che solo l’Automobile Club d’Italia ha 153 partecipazioni, più di qualunque fondo d’investimento italiano; le province vantano oltre 2600 partecipazioni, mentre le Regioni ne hanno oltre 500.

Ma a colpire sono quelli che vengono chiamati risultati delle società partecipate. Le società in utile sono il 47%, 2800 circa, con un risultato d’esercizio pari a 1,4 miliardi di euro; quelle in pareggio 1200, il 20%, mentre quelle in perdita sono il 33%, per circa 2mila società partecipate. Ed è proprio in queste 2mila che si annida la problematicità che regna nell’universo delle società in mano pubblica. Le società in perdita, infatti, creano una voragine pari a 2,2 miliardi di euro, tale da scavalcare l’ammontare degli utili. Nomi il Tesoro non ne fa, ma è chiaro quando – nel rapporto – spiega che le perdite sono concentrate per lo più su poco più di una ventina di società: un’unica società a partecipazione pubblica locale nel settore finanziario e assicurativo perde 258 milioni di euro, mentre quattro municipalizzate del gas e delle luce bruciano quasi 400 milioni di euro. Al ministero non rimane che decidere: o vendere o ristrutturare.

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