Parmigiano Reggiano, nuovo disciplinare dopo 8 anni


REGGIO EMILIA, 10 AGO. 2011 – Dopo un percorso durato otto anni – e fatto di attese, richeste e proposte da parte dal Consorzio di tutela – scatteranno tra 20 giorni le misure contenute nel nuovo disciplinare del Parmigiano-Reggiano, mirate in gran parte ad offrire maggiori garanzie ai consumatori e la certezza di un controllo della filiera che giungerà sino al confezionamento in zona di produzione. L’applicazione del nuovo regolamento approvato dalla Ue a metà dicembre 2010 è infatti sancita dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, che conclude un iter avviatosi nel 2003. "Il sistema delle garanzie per i consumatori e per gli stessi produttori – sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai – si arricchisce di tasselli fondamentali, completando quel percorso di tracciabilità che già aveva raggiunto livelli di eccellenza con l’introduzione della placca di caseina che identifica ogni forma e la materia prima dalla quale deriva, ma alla quale abbiamo puntato ad aggiungere anche quel confezionamento in zona d’origine che serve ad evitare qualunque manipolazione impropria del prodotto proprio nella fase finale del suo percorso. Sulla filiera produttiva saranno così più agevoli la vigilanza e i controlli, e si tratta di un risultato particolarmente importante cui siamo pervenuti grazie all’impegno dei nostri consorziati e al lavoro della Direzione generale Agricoltura, della Commissione agricoltura della Ue e del Ministero italiano per le politiche agricole e alimentari". Le novità di maggiore interesse contenute nel disciplinare sono sostanzialmente tre. La prima riguarda proprio il confezionamento del prodotto, che dovrà avvenire all’interno della zona d’origine, mentre al di fuori del comprensorio di produzione sarà possibile solo nel punto vendita, e quindi sotto gli occhi del consumatore. "Questa norma – spiega il direttore del Consorzio, Leo Bertozzi – è di grande importanza, proprio perché la vendita e il consumo sono sempre più orientati sul prodotto già confezionato in porzioni disponibili nelle catene della grande distribuzione". Anche per la modifica riguardante la produzione di latte destinato alla trasformazione in Parmigiano-Reggiano l’obiettivo é stato quello di una maggiore garanzia: d’ora in poi le bovine provenienti da altre filiere produttive dovranno osservare quattro mesi di ‘quarantena’ prima che il loro latte sia utilizzato nei caseifici. "Una misura cautelativa importante – osserva Bertozzi – per evitare l’inserimento, nella filiera del Parmigiano-Reggiano, di bovine che potrebbero essere state alimentate con prodotti non previsti o espressamente vietati dal disciplinare, quali, ad esempio, foraggi insilati e/o foraggi fermentati, di cui è vietato non solo l’uso, ma anche la detenzione". Il terzo elemento di novità riguarda l’innalzamento della quota di foraggio che dovrà essere prodotta all’interno dei singoli allevamenti, che passa dal 35 al 50%. "Il legame fra prodotto, territorio e singola azienda – sottolinea Alai – si fa ancora più stretto, perché aumenta il livello di autoapprovvigionamento degli allevamenti, che assumono così un impegno ancor più rilevante nel lungo percorso di innalzamento costante della qualità, della sua tutela e valorizzazione". "Finalmente! – hanno commentato Giovanni Bettini, presidente di Fedagri/Confcooperative Emilia-Romagna, e di Stefano Gonizzi, responsabile regionale del settore lattiero caseario – E’ un risultato importantissimo per il sistema produttivo del Parmigiano-Reggiano che dopo quasi otto anni vede premiato il lavoro e la tenacia di tutti gli amministratori del Consorzio di tutela che si sono succeduti e sempre hanno avuto al loro fianco le associazioni professionali e cooperative e tutte le istituzioni pubbliche, da quelle provinciali a quelle regionali fino a quelle nazionali. Attraverso l’obbligo del confezionamento nella zona di produzione l’approvazione definitiva del Disciplinare crea le condizioni per valorizzare ulteriormente la qualità unica del Parmigiano-Reggiano, consentendo alle circa 4.000 aziende agricole del comprensorio di ottenere reddito, avere un futuro, presidiare il territorio anche da un punto di vista ambientale".Un’accoglienza positiva, unita allo "sconcerto per i tempi impiegati dalla burocrazia" nell’approvare un "documento importantissimo per la vita di un prodotto così rilevante sui mercati mondiali", arriva anche da Confagricoltura Emilia-Romagna. "Otto anni per l’approvazione e dieci mesi per poter essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Europea – evidenzia il presidente Guglielmo Garagnani in una nota – sono tempi inaccettabili per un sistema che vuole essere leader nel mondo. Se questo è il modello di organizzazione che la Ue si è dato per valorizzare le sue produzioni sui mercati mondiali è forte il rischio di veder spazzate via, dalla concorrenza dei paesi emergenti, le produzioni tipiche del nostro continente".A giudizio di Garagnani, ancora, "e necessario che nel momento in cui si rivede il sistema della politica agricola comunitaria vi sia una forte attenzione, da parte di tutti, per rivedere in profondità l’impalcatura burocratica che sempre più sta prevaricando non solo in Italia ma anche e soprattutto a livello comunitario, l’attività delle imprese". Quanto al nuovo regolamento, chiosa il presidente, "é indispensabile che il Consorzio, che dispone finalmente di un fondamentale strumento operativo, agisca con efficacia per diffonderlo e farlo rispettare soprattutto nelle parti che limitano fortemente la velocità di ingresso in massa di bovine da latte dentro il comprensorio, causa principale dell’aumento di produzione di forme che si sta registrato in questi ultimi mesi".

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