Parmigiano, record di crescita della produzione


Crescita record della produzione nel bilancio 2017 del Consorzio del Parmigiano Reggiano: un incremento del 5,2%, che corrisponde a 180.697 forme in più rispetto al 2016, per un totale di 3.650.562 forme. Sono aumentati i ricavi (27.342.237 contro i 23.037.945 del 2016), che derivano principalmente dai contributi che i caseifici devono versare al Consorzio per produrre la Dop. Proprio per accompagnare questo sviluppo e collocare il prodotto sul mercato, il Consorzio già dal 2017 si è dato da fare per trovare nuovi spazi di mercato, investendo in comunicazione per 15,2 mln contro i 12,6 dell’anno precedente. “Il mercato sta premiando il nostro lavoro, ma gli aumenti di produzione sono significativi e non possono non delineare un rischio di calo dei prezzi. La sfida è quella di collocare il Parmigiano Reggiano sul mercato ad un prezzo remunerativo: nei primi mesi 2018 abbiamo già riscontrato un ulteriore incremento della produzione che porterà il numero delle forme a superare quota 3,7 milioni. Per questo motivo abbiamo presentato un piano di regolazione dell’offerta innovativo, semplice ed efficace che ci permetterà di crescere in modo razionale e con flessibilità, così da potere reagire prontamente ai cambiamenti del mercato”, ha spiegato il presidente Nicola Bertinelli all’assemblea generale dei consorziati, che si è svolta a Parma e ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2017. Per quanto riguarda le novità del piano di regolazione dell’offerta, in primo luogo è stata definita la ‘produzione di equilibrio comprensoriale’ (Pec) che corrisponde al livello produttivo al di sotto del quale il Consorzio non applicherà alcuna contribuzione aggiuntiva in caso di produzione superiore alle quote assegnate. Per l’anno 2019, così come per il triennio 2020-2022, la Pec base viene stabilita in 17,8 milioni di quintali di latte trasformato. Nel caso in cui il comprensorio superasse la Pec base, gli allevatori saranno soggetti ad una contribuzione aggiuntiva pari a 15 euro a quintale. Compare inoltre la nuova figura del ‘grande splafonatore’: all’allevatore con uno splafonamento superiore al 20% rispetto alla quota assegnata verrà imputata una contribuzione unica pari a 25 euro al quintale. Altra novità è la scelta di non applicare alcuna franchigia di esenzione contributiva (nel 2017 era stata del 3%) per il 2018.

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