Parmatour, il pm chiede 9 anni per Tanzi


PARMA, 24 OTT. 2011 – Nove anni. A tanto ammonta la pena richiesta per Calisto Tanzi da parte del pm Vincenzo Picciotti. Nella requisitoria nel processo Parmatour, filone dell’inchiesta sul crac Parmalat, sull’ex patron di Collecchio pende l’accusa di aver causato la bancarotta del settore turismo assieme ad altri 22 imputati. La stessa pena, infatti, è stata chiesta anche per Nicola Catelli, dirigente settore turistico, e per Giuseppe Fioravanti. "Date le gravissime condotte contestate, i profitti personali ricavati e la condotta processuale", il pubblico ministero ritiene inoltre che agli imputati non debbano essere concesse le attenuanti.L’accusa, rappresentata dal pm Vincenzo Picciotti in aula, ha chiesto l’assoluzione per uno solo dei 24 imputati del processo per la bancarotta del gruppo turistico Parmatour, facente capo a Parmalat. Si tratta dell’imputato Carlo Iervolino. Condanne sono state invece richieste per Fabio Branchi, cinque anni, Sebastiano Brucato, tre anni, Michele Alessandrino, due anni e otto mesi, Sergio Amendola, due anni e otto mesi, Vincenzo Biscaglia, due anni e otto mesi, Sebastiano Brucato, tre anni, Pasquale Cavaterra, sette anni, Antonio Faraone, due anni e due mesi, Giampiero Fiorani (ex numero uno della Banca Popolare di Lodi), quattro anni, Ernesto Fioravanti, sette anni, Camillo Fiorini, sette anni, Alberto Galaverni, due anni e otto mesi, Giorgio Gialdi, due anni e sei mesi, Oreste Luciani (ex marito di una delle figlie di Tanzi), cinque anni, Mario Miele, due anni e due mesi, Augusto Natali, due anni e otto mesi, Andrea Papponi, tre anni, Filippo Pisarri, due anni e due mesi, Paolo Sciumé (ex avvocato di Calisto Tanzi), due anni e otto mesi, Gianluca Vacchi, quattro anni, Piermaria Veroni, due anni e sette mesi. Queste le richieste di pena arrivate dopo 102 udienze cominciate nel marzo del 2008, 600 slide proiettate in aula, 32.000 files contenuti nel fascicolo processuale, 87 persone tra imputati, testi e consulenti ascoltati in aula. Il pm Vincenzo Picciotti ha chiesto inoltre che il sequestro preventivo in atto sui beni di alcuni imputati venga convertito in sequestro conservativo. In particolare l’accusa ha elencato alcuni conti aperti all’estero da Camillo Florini e Nicola Catelli già conosciuti dagli inquirenti e sottoposti a sequestro preventivo. L’accusa ha chiesto che su tali conti, in particolare su quelli che fanno riferimento a Catelli, venga applicata la misura cautelare a prescindere se quelle somme siano state o meno provento di distrazione, al fine di garantire il pagamento delle spese di giustizia. Nel mirino della Procura di Parma ci sono due conti con rispettivi 813.000 euro e 7.804.000 euro aperti all’estero (Svizzera) e riferibili all’imputato Florini. Per quanto riguarda le somme di danaro in essi contenute il pm ha chiesto la restituzione alla "avente diritto" e cioé Parmalat in quanto si tratta di danaro proveniente dalle casse del Gruppo di Collecchio.Al termine l’accusa ha ringraziato il Gruppo Tutela Mercati e il Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Bologna per "il preziosissimo lavoro svolto non solo in sede di indagine ma in sede processuale". L’avvocato di Parmalat ha chiesto agli imputati una provvisionale di 20 milioni di euro e 100 milioni per le aziende che facevano parte del Gruppo turistico fallito nel dicembre del 2003.

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