Parmalat, Unicredit risarcirà due obbligazionisti


20 APR. 2010 – Era il maggio del 2002 quando due risparmiatori piemontesi comprarono 260 mila euro di obbligazioni Parmalat. Un anno e mezzo dopo ci fu l’indecoroso crollo dell’impero del latte di patron Tanzi. A distanza di dieci anni una sentenza della corte d’appello di Torino condanna la banca venditrice a risarcire l’acquisto di quei signori. Si tratta di due coltivatori che per investire i propri risparmi si erano rivolti a Unicredit. La sentenza, della quale dà comunicazione l’associazione di consumatori Adusbef, ha ribaltato la decisione di primo grado grazie all’intervento d’ufficio del procuratore generale Fulvio Rossi che in base all’art.47 della Costituzione sulla tutela del risparmio ha rilevato l’esistenza di un interesse pubblico. "E’ una sentenza innovativa, destinata a fare giurisprudenza – afferma Lannutti – per l’intervento d’ufficio della Procura Generale della Repubblica di Torino, che ha ravvisato l’interesse pubblico da difendere".La novità è rappresentata dal fatto che nelle cause civili, l’intervento della Procura della Repubblica costituisce una vera e propria rarità: avviene solo quando il procuratore ravvisa un interesse pubblico che, nel caso di specie, è stato individuato nell’art. 47 della Costituzione e nella normativa comunitaria che impone agli ordinamenti nazionali la protezione degli investitori. "Questa sentenza – sostiene Lannutti – apre la speranza ad altri risparmiatori, ai quali le banche hanno appioppato titoli tossici, ben consapevoli della loro rischiosità".La vicenda – ricostruisce l’Adusbef nel proprio comunicato – riguarda due coltivatori della provincia di Torino privi di qualunque strumento culturale (ed in particolare in materia di investimenti in strumenti finanziari) che, dietro consiglio degli impiegati della Banca, hanno acquistato 260.000 euro nominali di obbligazioni Parmalat nel maggio 2002, che rappresentava 35% dei risparmi totali degli investitori.In primo grado il Tribunale di Torino aveva dato torto agli investitori affermando che, all’epoca dell’acquisto, le banche (e in particolar modo UniCredit Private Banking) non erano a conoscenza dello stato di difficoltà in cui versava la Parmalat e che, in considerazione di ciò, nessun inadempimento poteva essere imputato all’intermediario.La Corte d’Appello di Torino, presieduta da Mario Griffey, ha ribaltato la pronuncia di primo grado, che ha condannato la banca a risarcire il danno degli investitori, quantificato in euro 190.000,00 (oltre interessi e rivalutazioni), statuendo il mantenimento della proprietà dei titoli in capo ai risparmiatori i quali ovviamente, hanno un valore residuo pari a circa il 25% del nominale, offrendo cosi agli attori l’integrale recuperato delle somme investite.Il Giudice di secondo grado – secondo l’Adusbef – sposando le tesi espresse dall’avv.Ruggeri negli atti di causa, ha ritenuto che la banca era a conoscenza della situazione di difficoltà in cui versava la Parmalat, al momento dell’operazione oggetto di causa (maggio 2002).

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