Parmalat, tutti gli imputati devono essere condannati


PARMA, 16 SET. 2010 – Dopo le sentenze del Tribunale di Milano si avvicina l’appuntamento con la giustizia anche a Parma per gli autori del più grosso "buco" della storia economica d’europa. Dopo una sessantina di udienze il processo per il crac Parmalat, iniziato nel maggio 2008, sta arriva alle battute finali. Oggi è stato il primo giorno dei tre di requisitoria. "Parmalat nella gestione Tanzi è stata il marchio di fabbrica di un sistema malato e la più grande fabbrica di debiti del capitalismo europeo", sono state le parole con le quali il Pm Lucia Russo ha esordito. Al centro Congressi Paganini, dove hanno luogo le udienze, erano presenti tre dei sedici imputati: l’ex direttore generale Domenico Barili, il commercialista di Tanzi Luciano Silingardi, che era anche presidente della Cassa di Risparmio di Parma e uno dei sindaci Davide Fratta. Assenti invece Calisto Tanzi e il direttore finanziario Fausto Tonna, considerati i veri ideatori della truffa.Per tutte le 17 persone imputate di concorso in bancarotta il Pm ha anticipato di voler chiedere la condanna. Un traguardo che potrebbe arrivare già in dicembre, a sette anni, cioè, dal crac da 14 miliardi di euro. Nella ricostruzione della Russo non è mancato l’elenco dei contributi esterni al crac. Ovvero, il ruolo delle banche nella formazione dei colossali debiti e nel coinvolgimento dei risparmiatori, l’importante sostegno della politica al sistema messo in piedi da Tanzi e la mancata vigilanza degli enti di controllo. Ma sotto giudizio ora ci sono l’ex cavaliere Calisto e i suoi collaboratori, autori, secondo il Pm di numerosi falsi. "Falsi materiali – ha spiegato Russo – e quindi fatti non veri, occultamento di valori, falsi contabili o valutativi. In una prima fase, fino al 1998, si tratta di falsi grossolani per stessa ammissione di chi questi è stato chiamato a valutare. Dal 1998 al 2003 tali falsi vengono perpetrati con scientificità", ha sostenuto.

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