Parmalat, spunta il biglietto rivelatore: “La Banca di Roma fa pressioni su Tanzi”


PARMA, 2 MAR. 2009 – "Banca di Roma che ha finanziato Ciarra fa pressioni su Tanzi". Il luogotenente Cataldo Sgarangella del Nucleo tributario della guardia di finanza di Bologna ha esibito nell’aula del processo Parmalat, che si tiene a Parma nella sala congressi dell’Auditorium Paganini, un appunto autografo di uno dei legali che collaboravano con lo studio dell’avvocato Giampaolo Zini . Un "pizzino" che risale al periodo in cui Tanzi era in trattativa per l’acquisto dell’azienda di acque minerali Ciappazzi dal Gruppo Ciarrapico. Sono stati molti i contatti personali che la guardia di finanza nel corso dell’udienza ha enumerato tra il presidente della banca romana, Cesare Geronzi, e il numero uno di Parmalat Calisto Tanzi. Contatti – ha sostenuto il sottufficiale delle Fiamme Gialle – che erano rivolti a realizzare l’affare Ciappazzi nonostante questo non avesse alcuna utilità economica o industriale per il gruppo di Collecchio. Lo dimostrerebbe la verifica che alcuni tecnici Parmalat hanno eseguito nell’azienda di Ciarrapico, che si trova in provincia di Messina, dopo la chiusura degli accordi che prevedevano di posticipare la fase di verifica alla stipula del contratto di vendita. Secondo lo stesso avvocato Zini, c’é il dubbio che "l’intero complesso possa essere configurato giuridicamente come industriale". Secondo la procura, la Banca di Roma è stato un "mediatore interessato" nell’affare Ciappazzi. In sostanza, l’istituto rinnovava finanziamenti e fidi ogniqualvolta Parmalat sembrava vicina ad una conclusione positiva della cessione. E questo perchè Geronzi doveva rientrare dell’esposizione di Ciarrapico. La guardia di finanza sostiene che fossero 712 i miliardi che il gruppo Ciarrapico doveva alla Banca di Roma nel 2000 e 988 quelli dell’anno successivo. Sgarangella ha ricostruito l’affare dai primi contatti tra Parmalat e Banca di Roma, risalenti al 1997, fino alla conclusione della cessione avvenuta l’11 gennaio del 2002. Dopo una lunga trafila Parmalat acquistò dal gruppo Ciarrapico una sola delle aziende di acque minerali poste in vendita al prezzo di 35 miliardi di lire, che era stato inizialmente proposto per l’acquisizione dell’intero gruppo "Sorgenti" che faceva capo all’imprenditore laziale. Sembra che questo acquisto "fuori-mercato" avrebbe avuto un ruolo determinante nel crac del gruppo di Collecchio.

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