Parmalat riceve 100 milioni di dollari da Bank of America e rinuncia al processo


MERCOLEDI’ 29 LUG 2009 – E’ stato siglato ieri un accordo tra la nuova Parmalat e Bank of America, che chiude definitivamente tutti i contenziosi legali tra l’impresa italiana e il colosso bancario statunitense. La Parmalat riceverà 98,5 milioni di dollari, e rinuncerà a procedere nei tribunali americani. La transazione è soggetta all’approvazione, da parte della United States District Court for the Southern District of New York, di un cosidetto "Contribution Bar Order". Appena emesso tale ordine, Bank of America provvederà al pagamento e alla cessione di diritti a favore di Parmalat.Bank of America rinuncerà anche alla sua azione riconvenzionale nel processo avviato da Parmalat negli Stati Uniti e alle insinuazioni al passivo nella causa a Parma.Nel 2004, un anno dopo il crac, la nuova Parmalat aveva trascinato nelle aule giudiziarie Bank of America sostenendo che era a conoscenza della situazione finanziaria del gruppo da molto tempo prima del crollo, e che aveva utilizzato quelle informazioni per trarne profitto. Ora, la banca americana ha deciso di patteggiare, per una cifra considerata relativamente bassa: come fa notare la stessa Bank of America con un comunicato, la Parmalat aveva chiesto 10 miliardi di dollari, e ne ha ottenuti meno di 100 milioni (solo l’1%). "La documentazione legale, ad oggi – si legge ancora nel comunicato – mostra chiaramente come nessuno era ne è mai stato a conoscenza della situazione della Parmalat dentro a Bank of America". "Ci siamo difesi vigorosamente – chiude il comunicato – e siamo soddisfatti di aver raggiunto quest’accordo".Dal canto suo, Parmalat riesce nell’intento di rastrellare altri fondi da reinvestire, e chiude un altro contenzioso con le banche, dopo quelli già archiviati con molti altri istituti di credito italiani ed esteri. L’unico, per ora, a non voler scendere a patti è Citigroup, un altro colosso del credito americano, cui Parmalat ha chiesto 10 miliardi di dollari di risarcimento. La causa è avviata, ma l’azienda italiana ha già perso un paio di round, vedendo il Tribunale del New Jersey prima limitare la somma massima di risarcimento a 2,2 miliardi, poi condannare, lo scorso ottobre, la società di Collecchio a pagare 364 milioni di dollari alla banca Usa. La decisione è stata comunque subito impugnata e la causa legale andrà avanti.Con l’accordo di ieri ammontano a quasi 2,2 miliardi di euro le somme che l’amministratore delegato Enrico Bondi è riuscito ad avere dalle banche per chiudere i contenziosi legati al crac. Adesso Parmalat gode di una liquidità invidiabile, attestata intorno a 1,24 miliardi di euro, che rappresentano una ghiottissima opportunità per la nuova dirigenza di espandere la società con acquisizioni. Tuttavia, in un momento di crisi finanziaria come questo, la liquidità esuberante potrebbe rendere la Parmalat vulnerabile ad una scalata azionaria, tanto più che il suo azionariato è molto frammentario e costituito, per lo più, da fondi speculativi.

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