Parmalat, quer pasticciaccio della Centrale del Latte


3 GIU. 2011 – Un’azienda che ha una doppia vita. Una sui mercati, l’altra nei tribunali. Stiamo parlando di Parmalat, il marchio legato al più grosso crack mai creato da una società europea. Gli strascichi di quell’esplosione si sentono praticamente quotidianamente. L’ultimo è la sentenza di ieri del tribunale amministrativo del Lazio, che ha stabilito il riacquisto da parte del Comune di Roma della locale centrale del latte. La ex società pubblica era passata in mano alla Parmalat più di dieci anni fa. Fu privatizzata nel 1998, venduta alla Cirio di Cragnotti e poi ceduta all’azienda di patron Tanzi. L’amministrazione guidata da Alemanno ha ora 60 giorni di tempo per tornare ad essere proprietaria del 75% dell’ex municipalizzata. In che modo è però ancora tutto da decidere.Il Tar ha in parte accolto il ricorso della società "Ariete Fattoria Latte Sano" a cui il Comune di Roma dovrà pagare un risarcimento di 8 milioni di euro più gli interessi. La privatizzazione della Centrale era stata annullata un anno fa, dal consiglio di Stato, su ricorso dell’amministrazione comunale e della Ariete Fattoria. La sentenza di ieri arriva in un momento delicato, ovvero mentre è in atto l’offerta pubblica d’acquisto lanciata dal colosso francese Lactalis. Se davvero l’azienda romana dovesse tornare nelle mani del Comune, per la Parmalat vorrebbe dire perdere una realtà che vale 104 milioni. L’Opa al momento sembra non preoccuparsene. Tutto prosegue secondo copione. Sul prospetto informativo nella parte relativa ai contenzioni di Parmalat nei vari tribunali, non c’è alcun riferimento alla vicenda romana."Si prende atto della sentenza, – ha commentato l’assessore capitolino al Bilancio Carmine Lamanda – che andrà comunque analizzata nel dettaglio. La sentenza definisce aspetti già noti, a parte la quantificazione del danno da riconoscersi a Ariete Fattorie Latte Sano, quantificazione che non sorprende. La situazione, come ho detto, era già stata delineata dai precedenti atti giudiziari e aveva già dato luogo a contatti tra le parti alla ricerca di soluzioni che tenessero conto dei vari aspetti e degli interessi di tutte le parti coinvolte, compresi i produttori locali di latte. La sentenza – conclude – lascia in ogni caso ampia libertà d’azione all’amministrazione capitolina".

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