Parmalat, passi avanti per i lavoratori in esubero


21 SET. 2012 – Non solo dismissione di stabilimenti, ci sono anche gli investimenti nel futuro di Parmalat. Così come l’intenzione di non abbandonare i 123 esuberi previsti. Dopo numerose richieste da parte dei sindacati, il piano industriale dell’azienda, divenuta proprietà dei francesi di Lactalis, è stato discusso al ministero dello Sviluppo economico. Confermate le chiusure degli impianti di Genova (Centrale del Latte) e dei due piccoli stabilimenti di Como e Pavia del gruppo Carnini, azienda sempre del gruppo. Nell’incontro è però emersa la disponibilità dell’azienda a ricorrere alla cassa integrazione anziché alla mobilità per le situazioni di chiusura dei siti.Il piano sociale annunciato da Parmalat per far fronte alle ricadute occupazionali della concentrazione produttiva dei 3 impianti, prevede il ricorso alla mobilità interna infra-Gruppo e il trasferimento di personale presso operatori logistici terzi, garantendo un sostegno di tipo anche formativo. Per quanto riguarda l’impianto di Villaguardia è previsto inoltre il potenziamento del polo logistico ed eventualmente il ricorso allo strumento del ‘new-placement’ a cura di una società specializzata nella ricollocazione del personale.Quanto al sito produttivo di Genova, Parmalat è disponibile a "favorire forme di utilizzo diverse dall’attuale, da parte di soggetti imprenditoriali in grado di svolgere attività che possano ricreare occupazione sul territorio". Tra queste viene indicato un progetto già ricevuto dal gruppo per la cessione del terreno e dell’immobile, finalizzata alla realizzazione di attività di natura commerciale. Secondo Parmalat, una volta ricevute le autorizzazioni da parte delle autorità competenti, il progetto può prevedere, oltre all’assorbimento dei lavoratori in esubero, anche la creazione di circa 100 posti di lavoro aggiuntivi.Gli annunci di Parmalat hanno trovato il favore dei sindacati. Per Flai-Cgil però ci sono anche dei punti da chiarire. "Si prevede – si legge in una nota – nei prossimi tre anni un aumento del 4% di fatturato dovuto quasi esclusivamente alla produzione per conto terzi che non può essere sufficiente alla saturazione della capacità produttiva dei vari siti produttivi, occorre che l’azienda definisca nel più breve tempo possibile una strategia per la produzione di nuovi prodotti".Lunedì proseguirà il confronto in sede sindacale fra azienda e Rsu per definire un piano sociale di sostegno economico ai lavoratori e un piano di ricollocazione per gli stessi lavoratori interessati alla Cig. Martedì 25 settembre è previsto un incontro al Ministero del Lavoro per verificare le condizioni di quali ammortizzatori sociali possono essere attivati.

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