Parmalat, Intesa Sanpaolo lascia Bondi al suo destino


1 GIU. 2011 – Ultimi giorni per Enrico Bondi alla guida di Parmalat. Il manager settantaquattrenne, autore del risanamento del dopo crack, ha una data di scadenza. Tre, ad essere precisi: 25, 27 e 28 giugno, i giorni in cui si rinnova il consiglio d’amministrazione. Intesa Sanpaolo ha infatti ritirato la propria lista di candidati guidati dall’ancora per poco amministratore delegato. Una retromarcia arrivata nell’ultimo giorno utile per depositare o cancellare le liste per il rinnovo del Cda. Dopo sei anni, dunque, Enrico Bondi è destinato a dire addio a Parmalat.Intesa Sanpaolo, socia di Parmalat con il 2% circa, aveva depositato la lista il 18 marzo per l’assemblea inizialmente convocata ad aprile, prima del rinvio di due mesi per dar tempo di organizzare la mai nata cordata italiana. Ora la banca ha deciso il passo indietro, ritirando anche i candidati al collegio sindacale, "in ragione dell’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie della società promossa dal gruppo francese Lactalis". Quest’ultimo per ora possiede poco meno del 29% del pacchetto azionario di Collecchio. L’obiettivo è arrivare, l’8 luglio, giorno di chiusura dell’Opa, ad avere almeno il 55% del capitale Parmalat.Secondo il sito internet del Financial Time per riuscirci Lactalis dovrebbe pagare di più le azioni dell’ex azienda di Tanzi. Il prezzo deciso dalla Opa è di 2,6 euro. Ma gli investitori – scrive il quotidiano britannico – hanno almeno due motivi validi per rifiutare queste condizioni ingenerose. In primo luogo, Parmalat è rimasta probabilmente sottovalutata da quando è riemersa dal più grande crollo aziendale europeo nel 2003. In secondo luogo, Lactalis ha acquistato un decisivo 15% di Parmalat a marzo pagando 2,80 euro per azione. Questo dimostra quanto Besnier (il boss di Lactalis, ndr) pensa che valga il suo obiettivo". Il suggerimento del quotidiano economico ai francesi è di arrivare a un prezzo vicino ai 3 euro per azione.

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