Parmalat.Geronzi e Cragnotti a processo per estorsione


10 OTT. 2011 – Cesare Geronzi, Sergio Cragnotti e Riccardo Bianchini Riccardi, quest’ultimo ex componente del Cda Cirio, sono stati rinviati a giudizio dal gup di Roma per la vicenda della presunta estorsione ai danni di Calisto Tanzi per la cessione della società Eurolat alla Parmalat. Il processo comincerà il 25 gennaio del prossimo anno. Oltre al reato di esterosione aggravata sussiste quello di bancarotta in relazione al fallimento Parmalat. La vicenda risale al 1998, quando la Banca di Roma ha l’esigenza di riqualificare i propri crediti vantati verso la Cirio di Cragnotti. E’ a tal fine che sulla Parmalat sarebbero state fatte pressioni affinché comprasse dall’azienda agroalimentare romana la società Eurolat. Il prezzo fissato fu di 829 miliardi di lire. Una cifra gonfiata, pari al doppio di quanto in effetti il gruppo di Collecchio avrebbe voluto sborsare.Se l’acquisto non fosse andato in porto, la Banca di Roma avrebbe ritirato i finanziamenti al gruppo alimentare emiliano. Gli imputati sono accusati di estorsione aggravata in quanto Geronzi, "che agiva – si legge nel capo di imputazione – come parte sostanziale della trattativa pur apparendo formalmente solo come ‘garante della riservatezza’, Cragnotti, quale ad di Cirio, e Bianchini Riccardi", quale componente del Cda di Cirio "si procuravano l’ingiusto profitto derivante dalla corresponsione dalla Parmalat spa di almeno 200 miliardi di lire oltre al valore effettivo della Eurolat spa, che venivano utilizzati per il pagamento dei crediti che la Banca di Roma vantava nei confronti delle società del gruppo Cirio". A Cragnotti, Geronzi e Bianchini Riccardi sono contestati anche reati di bancarotta distrattiva ai danni del gruppo Parmalat: si tratta della "distrazione patrimoniale consistita nell’acquisto della società Eurolat srl al prezzo incongruo di 829 miliardi di lire". Ai rinviati a giudizio, infine, è contestato di avere concorso a causare la dichiarazione dello stato di insolvenza di Eurolat proprio attraverso l’estorsione a Tanzi e la bancarotta per distrazione al centro dell’indagine.

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