Parmalat, ecco la pinacoteca nascosta da Tanzi


PARMA, 5 DIC. 2009 – "Nessun tesoro", aveva risposto solo qualche giorno fa Calisto Tanzi ai giornalisti che gli chiedevano spiegazioni riguardo a quanto raccontato dall’ultima puntata di Report. E cioè di quegli aloni sulle pareti del caveau trovato vuoto dagli investigatori durante la visita seguita al crak della Parmalat.A svelare cosa veramente era appeso a quelle mura ci ha pensato la Guardia di Finanza, trovando nelle cantine e nelle soffitte di tre appartamenti, due a Parma e uno nella vicina Pontetaro, 19 tra dipinti e disegni dei più grandi artisti del XIX e XX secolo. Eccolo lì il patrimonio che il cavaliere aveva fatto nascondere pochi giorni prima della colossale bancarotta. Un modo per mettere al riparo tutte quelle opere milionarie dai creditori di titoli diventati carta straccia.Il ritratto di ballerina, matita su carta Degas, questa mattina si trova nell’ufficio del procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia, accanto ad un autoritratto di Ligabue, alla scogliera di Pourville di Monet, ad una natura morta di Gauguin, ad un tronco d’albero di Van Gogh, ad una natura morta di Picasso datata 1944, ad un ritratto di signora, a grandezza naturale, di De Nittis. Ancora imballati invece sono un olio di Manet raffigurante alberi, una natura morta di Van Gogh, un acquerello su carta di Cezanne, un pastello di Pizarro, un paesaggi di Severini, una illustrazione di Grosz e una matita di Bergerie di Modigliani, ed altro ancora.E’ stata la guardia di finanza nucleo tributario di Bologna a risolvere in meno di una settimana il mistero della pinacoteca di Tanzi. Quattro giorni di intercettazioni telefoniche continuate (alcune durate trenta ore di seguito) hanno consentito agli uomini delle Fiamme Gialle di individuare i terminali di una trattativa che a breve avrebbe portato alla vendita in blocco di tutta la pinacoteca del Cavaliere. Le trattative erano in stato avanzatissimo e la Procura ritiene che le opere sarebbero state acquistate da compratori provenienti dalla Russia. Il luogo in cui sarebbe dovuto avvenire il passaggio di mano, probabilmente, è Forte dei Marmi, località turistica dove si registra una forte presenza di miliardari provenienti dall’est Europa.Grazie alle intercettazioni i finanzieri sono riusciti a dare un prezzo ad almeno una delle opere che avrebbero dovuto essere vendute: 10 milioni di euro per la scogliera di Monet. Custodi inconsapevoli del tesoro tre famiglie che abitano gli appartamenti dove i dipinti erano stati nascosti. Consapevole invece, Stefano Strini, genero di Tanzi perché ne ha sposato la figlia Laura, a cui la cura dei quadri era stata affidata proprio dal Cavaliere. Strini è indagato per ricettazione e favoreggiamento assieme ad un altro soggetto sul nome del quale vige il segreto istruttorio. Secondo le dichiarazioni dello stesso Strini i dipinti sono stati occultati prima del crac.L’indagine è stata condotta a ritmi serrati dai pm Lucia Russo e Vincenzo Picciotti. "Abbiamo recuperato i quadri del cavalier Tanzi – ha detto il procuratore Laguardia senza celare la legittima soddisfazione per il risultato raggiunto – l’indagine è partita dal servizio di Report. Avevamo dei sospetti su alcuni soggetti che sono stati confermati una volta che i loro telefoni sono stati messi sotto controllo". Alla conferenza stampa indetta in Procura a poche ore dal recupero delle opere d’arte erano presenti il colonnello Piero Iovino del Nucleo tributario di Bologna e il generale Piero Burla, comandante provinciale della guardia di finanza.DI BELLA: "ORGOGLIOSO DI REPORT""Sono orgoglioso del lavoro svolto da Report. In questa occasione l’inchiesta di Sigfrido Ranucci ha permesso alla guardia di finanza di recuperare e impedire l’esportazione all’estero di un patrimonio artistico ingente". Lo dice il direttore di Raitre, Antonio Di Bella, commentando il risultato dell’inchiesta che ha portato ad individuare 19 opere d’arte occultate da Callisto Tanti, come aveva denunciato il programma di Raitre. "Un esempio di come la buona informazione fa bene al paese. Un grazie a Milena Gabanelli e all’intero gruppo di lavoro che eredito da Paolo Ruffini", conclude Di Bella.

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