“Parmalat è stata la più bella impresa italiana”


PARMA, 23 NOV. 2009 –  "La Parmalat è stata la più bella impresa italiana". Così Calisto Tanzi, ex patron della multinazionale di Collecchio, ai microfoni Rai prima di entrare nella sala di udienza del processo agli ex amministratori del gruppo in corso a Parma. "Io dico sempre la verità", ha aggiunto poi il cavaliere, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano cosa avrebbe detto oggi in aula."La parte finanziaria del Gruppo non l’ho mai seguita di persona, si può dire che non la conoscevo". Calisto Tanzi ha riassunto così di fronte al Tribunale di Parma il proprio ruolo nel crac attribuendo all’allora direttore finaziario Fausto Tonna le falsificazioni di bilancio e gli artifici finanziari che hanno consentito alla Parmalat di rimanere sul mercato nonostante il buco da 14 miliardi. Di fatto, tra un "non ricordo" e un "non ne ero a conoscenza", Tanzi ha rispedito al mittente le accuse che Tonna gli ha rivolto in aula sul suo ruolo di burattinaio della multinazionale alimentare di Collecchio. Seppur dotato di tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, Tanzi ha sostenuto di non aver mai concertato né essere stato l’ispiratore delle operazioni finanziarie e degli aggiustamenti di bilancio che, per almeno un decennio, hanno consentito al Gruppo indebitato fino al collo di continuare ad operare come se nulla fosse stato. "Epicurum – ha detto l’ex patron – fu voluto da Zini (Giampaolo) e Tonna. Io ero convinto che ci fosse dentro anche il turismo e pure Newlat. Sapevo che Bonlat era legata alla mancanza di liquidità del Gruppo". Al pm Vincenzo Picciotti che gli ha fatto notare come tutte le operazioni portassero la sua firma, Tanzi ha risposto: "Ho sempre detto che dopo venivo messo a conoscenza degli aggiustamenti fatti ma non sapevo né come né quando. Non ero proprio capace. Io quelle operazioni le ho solo ratificate". Sulle falsificazioni presenti in bilancio Tanzi ha spiegato di non averne mai discusso ma di sapere che esse già dal 2002 costituivano un fatto conosciuto anche dalle banche che per questo non credevano "nella rappresentazione del nostro bilancio". Per quanto riguarda invece i consiglieri di amministrazione, Tanzi ha sostenuto che non sapessero dell’inesistenza della liquidità che Parmalat iscriveva a bilancio ma che "potevano guardare la situazione economica del Gruppo attraverso la centrale rischi e capire cosa succedeva". L’ex patron, che già prima della pausa pranzo aveva manifestato difficoltà a proseguire l’udienza, ha poi cominciato a balbettare alla ripresa dell’interrogatorio. L’udienza è stata quindi rinviata a lunedì prossimo. "Data la difficoltà espressiva che incontra l’imputato, l’attività istruttoria ne risulta assolutamente complicata. Sarebbe bene procedere ad un rinvio", ha detto ad un certo punto il pm Vincenzo Picciotti rivolgendosi alla presidente del Collegio Eleonora Fiengo. "E’ dal 2003 che mi succede", ha spiegato l’ex proprietario di Parmalat.

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