Parmalat, chiesto un aumento di pena per Tanzi


MILANO, 10 FEB. 2010 – A Tanzi va inflitta una pena un po’ più pesante. E’ la convinzione del sostituto procuratore generale Elena Maria Visconti che questa mattina ha chiesto per l’ex patron della Parmalat 11 anni e un mese di recusione. A Milano il processo sulla vicenda del crac è arrivato al secondo grado di giudizio, cioè in Appello. In primo grado Calisto Tanzi era stato condannato a dieci anni per il reato di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza. Nella sua requisitoria, il magistrato ha definito l’ex re del latte "il maggior beneficiario" degli aggiotaggi compiuti e il "principale protagonista" del crac.Nel motivare l’aumento di pena è stato fatto riferimento anche alla recente vicenda dei quadri sequestrati. "Tanzi – ha spiegato il sostituto procuratore generale – ha continuato ad occultare beni di ingente valore, senza dare mai ristoro ai danneggiati" dal crac. "Al di là delle sue proteste verbali di innocenza – ha sottolineato – con le quali ha sostenuto di non aver mai voluto danneggiare chicchessia, Tanzi ha continuato ad occultare beni di ingente valore" ai danni dei risparmiatori. Da rivedere, secondo la procura, la colpevolezza di Tanzi in alcuni episodi di aggiotaggio, in particolare relativi al comparto brasiliano del gruppo, per i quali c’era stato un proscioglimento in primo grado.La maggiore severità delle richieste di pena presentate in appello non riguarda solo l’ex patron di Parmalat. L’accusa ha fatto più volte riferimento a quella che è stata definita un’"erronea valutazione" da parte dei giudici di primo grado, delle dichiarazioni rese in aula da diversi imputati. il sostituto pg Visconti, riferendosi in particolare all’assoluzione di Giovanni Bonici, ex presidente di Parmalat Venezuela, ha chiarito che i giudici di primo grado gli avevano attribuito a suo vantaggio la buonafede, ma che assolverlo è stato "una vera e propria ingiustizia". Così come non andavano assolti nemmeno tre ex funzionari di Bank of America.

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