Parmalat, chiesto il sequestro del tesoro di Tanzi


PARMA, 14 DIC. 2009 – Confiscare i 42 dipinti trovati dalla Guadia di finanza in casa di Tanzi, della figlia Francesa e dell’ex consulente d’aste dell’ex re del latte. E’ la richiesta della Pm Lucia Russo contro gli ex amministratori e sindaci del colosso di Collecchio. Un sequestro conservativo che secondo la procura è necessario per garantire i diritti dei risparmiatori che si sono costituiti in giudizio. Nelle sue indagini la procura ha interrogato sette persone tra custodi ed ex guardie del corpo del cavaliere, che hanno confermato come nei giorni prima del crac di Collecchio tutta la famiglia Tanzi fosse impegnata a nascondere oggetti di valore.Il tribunale di Parma si è riservato. La riserva verrà sciolta nel corso dell’udienza del 21 dicembre. Marco De Luca, uno dei legali di Parmalat, ha presentato istanza di restituzione dei beni. "Si devono restituire a Parmalat queste opere d’arte perché nel corso degli ultimi giorni abbiamo cercato in azienda atti e documenti che attestassero l’acquisto delle opere con i soldi della Parmalat – ha spiegato De Luca – secondo alcuni atti, Parmalat avrebbe prestato a Dal Bosco (il consulente d’arte di Rovereto, ndr) del danaro, ma con una comunicazione risalente all’aprile del 2004. Lo stesso Dal Bosco ha spiegato di non aver mai ricevuto prestiti dal gruppo ma solo il pagamento di quadri da parte della Parmalat. Condurremo nei prossimi giorni un’indagine contabile più precista".Anche oggi al processo Parmalat tutti aspettavano l’arrivo di Calisto Tanzi in aula per spiegare il mistero dei quadri. Invece l’ex patron non si è fatto vedere e i pubblici ministeri non hanno nemmeno potuto interrogare gli altri imputati previsti dall’udienza di oggi del processo per bancarotta e truffa. Domenico Barilli storico direttore del marketing Parmalat si è avvalso della facoltà di non rispondere. Giovanni Bonici ex manager di Parmalat Venezuela è rimasto in Sud America e Camillo Florini che era direttore finanziario della Hit la holding del turismo ha accettato solo di fare solo dichiarazioni spontanee, cosa che lo sottrae alle domande dell’accusa. Ha raccontato che turismo e Parmalat erano una cosa sola e che i soldi per ripianare i debiti del settore turistico garantiti da fideiussioni personali del cavaliere venivano prelevati dalla Parmalat e che tutti banche e manager sapevano questo, anzi le banche erano generose col turismo proprio perché dietro c’era il gruppo principale.

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