Parmalat, alle perdite ci pensava Bonlat


PARMA, 22 MAG. 2009 – Una testimonianza lunga 5 ore. E’ stata quella di Luciano Del Soldato, ex direttore finanziario di Parmalat in udienza ieri per il processo sul crack del gruppo di Collecchio. "Nel ’94-95 mi accorsi che nel bilancio c’erano determinate scritture sospette, comunque dal 2000 ebbi la certezza che le scritture di Bonlat erano fittizie; quando assunsi l’incarico di direttore finanziario chiesi a Bocchi (Claudio, uno dei ragionieri di Calisto Tanzi ndr.) di redigere un bilancio in cui fossero indicate le parti non veritiere. La liquidità del gruppo era pressoché zero". Sono state le sue parole, chiamato a testimoniare dall’accusa.Luciano Del Soldato, già condannato a 7 anni di reclusione in abbreviato, aveva lasciato la Parmalat pochi mesi prima del crack. Del sistema architettato da Tanzi sapeva tutto. Era a conoscenza soprattutto di cosa fosse la Bonlat, la società con un conto corrente di 4 miliardi di dollari fatto con lo scanner, una sorta di discarica che serviva per sotterrare le perdite del gruppo.Nel suo racconto, Del Soldato ha spiegato di aver dato seguito all’ordine di Fausto Tonna e Giampaolo Zini di disporre la distruzione della documentazione cartacea relativa a Bonlat, ma di essere a conoscenza del fatto che i dati venissero salvati su supporto informatico. Originali le modalità del passaggio di consegne tra lui e Tonna, che si dimise nel marzo del 2003 lasciando posto ad Alberto Ferraris e a Del Soldato: "Ci incrociammo nel corridoio e Tonna mi disse: ‘Si arrangi lei, faccia lei, di Bonlat non voglio più sapere niente’, ma non mi fornì alcuna informazione".Del Soldato ha spiegato anche che i partecipanti agli "incontri del comitato di budget sapevano delle rettifiche" apportate ai bilanci per nascondere le perdite del gruppo, aggiungendo che a quelle riunioni erano soliti presenziare Calisto Tanzi, suo fratello Giovanni e il figlio Stefano, Tonna, l’ex direttore marketing Domenico Barili e "per due anni" la nipote dell’ex patron Paola Visconti. Sui Cda Parmalat il testimone è stato tranciante: "Erano consigli d’amministrazione sbrigativi e silenti. Si faceva sempre quello che aveva deciso Tanzi".

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