Parmalat, accordo con i fondi esteri: Lactalis al 29%


MILANO, 22 MAR. 2011 – "Nelle prime ore di oggi", come si apprende da una nota, Lactalis e i fondi esteri soci di Parmalat hanno siglato un accordo con Lactalis per la cessione di tutte le loro quote al colosso francese, ad un prezzo di 2,8 euro per azione. L’intero gruppo alimentare italiano è stato infatti valutato 5 miliardi di euro. Lactalis ha raggiunto l’intesa con i fondi Zenit Asset Management, Skagen As e Mackenzie Financial Corporation per l’acquisto di tutte le azioni ordinarie in loro possesso, pari al 15,3% del capitale. L’accordo – prosegue il comunicato – verrà eseguito "in data odierna nei più brevi tempi tecnici necessari" e l’esecuzione potrà avvenire "mediante acquisti effettuati direttamente dal gruppo Lactalis", e, in alternativa, "nell’ambito di contratti di equity swap". A seguito dell’operazione, il gruppo Lactalis potrà contare su una partecipazione potenziale del 29% del capitale di Parmalat.Parmalat è stata sospesa dagli scambi di Piazza Affari fino alle 9.40 di questa mattina, in attesa della diffusione della nota sull’accordo. Appena dopo la riammissione, il gruppo di Collecchio ha ceduto il 3% a 2,38 euro. Il calo si è poi ampliato e il titolo è scivolato fino a perdere il 5%, lasciando sul campo il 4,87% a 2,34 euro. Ad indicare che, secondo il mercato, dopo che Lactalis ha conquistato il 29% del capitale i giochi sono ormai sono fatti.Con l’operazione annunciata stamattina, infatti, il gruppo caseario francese – già presente in Italia con i marchi Galbani, Invernizzi e Cadermartori, Locatelli e Vallelata – ha i numeri per conquistare la maggioranza dei posti nel Cda dell’azienda di Collecchio nell’assemblea di aprile. Una scalata cominciata nei giorni scorsi con l’esborso affrontato per rastrellare in borsa il 13,7%. A cui oggi bisogna aggiungere l’assegno da 750 milioni staccato da Lactalis per rilevare dai fondi esteri il 15,3% del capitale di Parmalat.Nel frattempo, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato è "molto attenta" alla situazione. Il presidente dell’authority, Antonio Catricalà, lo ha spiegato stamattina a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria. "A noi – ha detto – interessa la situazione quando cambia il controllo di fatto, non quando cambia il controllo giuridico. Probabilmente in questo caso cambia il controllo di fatto". "Se così fosse – ha aggiunto Catricalà – è chiaro che ci sarebbe un interesse di natura Antitrust. Però stiamo parlando ancora di ipotesi".

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