Parma violenta: detenuto pestato


PARMA, 30 GEN. 2009 – Picchiato brutalmente in carcere a Parma sino a procurargli un trauma craniofacciale ed ecchimosi varie. La vittima è Aldo Cagna, 30 anni, l’ assassino di Silvia Mantovani, la giovane uccisa con 21 coltellate la mattina del 12 settembre del 2006. Gli autori della brutale aggressione, secondo il pm Giorgio Grandinetti che ne ha richiesto il rinvio a giudizio, due guardie carcerarie ed un assistente capo. V. C., 34 anni, e A.M., 36 anni, sono accusati di concorso in violenza privata, lesioni personali aggravate e maltrattamenti. A carico dell’ispettore capo, G. T. di 56 anni, l’accusa è invece di favoreggiamento. L’udienza preliminare di fronte al gup Pietro Rogato è fissata per il prossimo 11 marzo. I fatti risalirebbero all’1 febbraio del 2007. I due l’ avrebbero spintonato, buttato a terra, trascinato per la scale del carcere di via Burla e poi colpito a calci e pugni."I due entrarono in cella, mi prelevarono e ci dirigemmo verso l’ ufficio del capoposto – ha raccontato ai magistrati Aldo Cagna – Io camminavo avanti e gli agenti dietro di me; subito fuori dalla sezione, mentre mi accingevo a scendere il primo gradino della rampa di scale che conduce al piano inferiore, i due agenti mi afferrarono, mi buttarono a terra e contemporaneamente iniziarono a colpirmi a schiaffi, pugni e calci". In serata Aldo Cagna venne trasferito per essere medicato al pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore e, per paura di ritorsioni, sarebbe stato costretto inizialmente a raccontare di avere avuto una lite con altri detenuti."Il capo scorta mi disse di riflettere bene sulla versione da rendere ai medici – ha raccontato ancora Cagna – Mi fece anche attendere un attimo sul furgone prima di farmi scendere, affinché io potessi pensare bene alla versione da rendere. Nella notte firmai un verbale nel quale dichiaravo di essere stato percosso da personale penitenziario, ma nel contempo rinunciavo a proporre querela". La fece alcuni giorni dopo, dando il via a un’indagine. L’inchiesta, grazie anche alla collaborazione della direzione del carcere che subito dopo l’episodio ha predisposto un’alta sorveglianza per Cagna, ha portato ad individuare i due agenti e, in un secondo tempo, ad iscrivere l’assistente capo nel registro degli indagati per favoreggiamento. I due agenti V. C. e A. M., sospesi per alcune settimane dal servizio con provvedimento del gip, poi revocato, sono stati trasferiti nel carcere di Bologna. Aldo Cagna, da alcuni mesi, è stato invece trasferito nel carcere di Ferrara dove sta scontando una condanna di 30 anni, già confermata in appello.

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