Paolo Barilla: “Italia non adatta agli Ogm”


“La naturalità del territorio è fondamentale per il nostro futuro”. Se ne è detto convinto Paolo Barilla, vice presidente del Gruppo Barilla, che al Cibus, in una intervista all’ANSA, ha sottolineato come la qualità percepita del made in Italy ”è fatta di qualità della vita alta, vissuta con pacatezza e conoscenza. Non siamo un Paese adatto, da un punto di vista morfologico, agli Ogm – ha detto – che invece sono ottimali per aree di grande estensione e alta chimica. Sulle colture geneticamente modificate abbiamo visto la grande perplessità dei consumatori in Italia e nell’Unione europea, poi il dibattito scientifico, e non abbiamo sviluppato una idea contraria: come ogni cosa usata con criterio non è da buttare via. Ma gli Ogm non sono a misura del nostro territorio”, ha ribadito Paolo Barilla. Dal punto di vista agronomico, la rotazione delle colture sembra la pratica ancora oggi tarata per il comparto primario italiano per ottenere una resa migliore per gli agricoltori, oltre a costi di produzione e un impatto ambientale più contenuti. Per l’Italia, ha sottolineato Paolo Barilla, ”io vedo il valore come nostro futuro. Attraverso la rotazione delle colture si possono avere prodotti migliori e avere terra più pulita. Il Gruppo – ha sottolineato – cerca di investire sul territorio nazionale per le forniture. Ci fa piacere utilizzare il grano italiano ma sui cereali l’Italia non è autosufficiente. Abbiamo scelto allora la strada dell’integrazione con la parte agricola, con accordi di filiera ad hoc. Quest’anno Barilla ha firmato alcuni importanti accordi di filiera. Il primo a Bologna, assieme alla Regione Emilia-Romagna e alle organizzazioni dei produttori di grano duro: riguarda 80mila tonnellate di frumento italiano della campagna cerealicola 2013-2014.

 

 

Il secondo accordo è stato firmato a Parma, con il leader nazionale dello zucchero Coprob/Italia Zuccheri, e garantisce la rotazione delle colture di anno in anno per salvaguardare la fertilità dei terreni, ottenere migliori rese, prodotti qualitativamente superiori e remunerazioni più alte per gli agricoltori. Ad aprile poi si è firmato il terzo grande accordo con Cereal Docks, il principale gruppo italiano attivo nella trasformazione di semi oleosi e cereali in farine, oli e lecitine per usi alimentari, zootecnici ed industriali. L’obiettivo di Barilla è di firmare accordi con quante più filiere e partner possibili per creare tutti insieme un sistema agroalimentare sinergico che riduca gli impatti ambientali, migliori la sua efficienza e crei vantaggi economici per tutta la filiera”. Quest’anno il terzo Bilancio di sostenibilità del Gruppo Barilla verrà presentato a Milano il 27 maggio, “insieme a quello economico, perché di pari importanza”, ha detto il vice presidente. Il leader mondiale della pasta, ha ricordato infine il vice presidente, ha lanciato Granoduro.net, un servizio web interattivo che si rivolge ad operatori e tecnici del settore cerealicolo grazie al quale, si stima, verranno prodotte 80.000 tonnellate di grano duro italiano entro la fine dell’anno. L’equivalente di 500 milioni di piatti di pasta, il che significa che 2,5 milioni di italiani mangiano pasta prodotta in modo sostenibile.

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