Omsa in prima pagina


FAENZA (RA), 29 GEN. 2010 – Omsa che crisi. Fa il verso al celebre spot pubblicitario delle famose calze il titolo della prima pagina dell’Unità oggi in edicola. Un ampio servizio è dedicato al drammatico futuro che si profila per i 350 lavoratori del calzificio di Faenza. Gran parte di loro, 320, sono donne. "Un caso esemplare di quest’Italia malmessa e sfilacciata" racconta nella sua inchiesta l’inviato Rinaldo Gianola, sottolineando che a quella che si sta combattendo nella cittadina romagnola non è soltanto una vertenza sindacale ma una battaglia civile e politica. L’articolo ripercorre la storia dell’azienda fino a cercare di dare una spiegazione dell’attuale crisi. Che in realtà non esiste, visto che il gruppo Golden Lady, attuale proprietario dell’Omsa, va bene, controlla il mercato e non ha problemi finanziari. Solo che per convenienza ha deciso di trasferire altrove la produzione faentina. A partire dallo stabilimento in Serbia, dove il salario degli operai è intorno ai 300 euro mensili.Voci di protesta, delusione e scoramento delle donne lavoratrici dell’Omsa sono raccolte dall’inchiesta. Intanto continua il presidio davanti ai cancelli della fabbrica di calze. A giocare tutte le carte possibili per evitarne la chiusura si sta impegnando anche l’assessore regionale alle Attività produttive Duccio Campagnoli che ha chiesto alla Golden Lady di fare un passo indietro e di rivedere le decisioni prese. Campagnoli è oggi a Faenza per presiedere il "Tavolo per la crisi Omsa", convocato da Cgil, Cisl e Uil. Un incontro di livello nazionale, con parlamentari, sindacti, istituzioni e organizzazione degli imprenditori. Per richiamare l’attenzione del governo sottolineare la necessità di un intervento anche da parte degli industriali italiani.In prima pagina su l’Unità la Romagna c’è finita anche lo scorso 25 agosto, con un servizio dedicato alla vertenza Cnh di Imola. Il titolo "Da solo per tutti" si riferiva allo sciopero della fame dell’operaio Guido Barbieri, una protesta estrema per opporsi allo smantellamento della fabbrica produttrice di macchine per movimento terra.

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