Omsa. “Il governo ci deve chiarezza”


13 GEN. 2012 – Una disoccupazione mascherata da cassa integrazione. Così poteva essere vista sin dall’inizio la condizione delle 239 operai dell’Omsa di Faenza. Le lavoratrici dello stabilimento oggi proprietà di Golden Lady sono in vertenza da più di un anno. Il prossimo 14 marzo terminerà la cassa integrazione straordinaria. Così ha deciso l’azienda, disinteressandosi di un progetto di riconversione legato al sito produttivo, e preferendo la strada più breve di un licenziamento collettivo.Ieri a Roma avrebbe dovuto tenersi un incontro al ministero, che però è slittato all’ultimo minuto, per motivi che non si conoscono. Nella capitale una delegazione di lavoratrici si è comunque presentata, non al dicastero dello Sviluppo, ma a Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro. "Nel momento in cui noi facevamo la cassa integrazione, in Serbia venivano assunte 400 persone, arrivando a quota 2000 dipendenti" ha spiegato intervistata in diretta da Giulia Innocenzi, Samuela Meci, portavoce della protesta delle operaie. "Allora non era cassa integrazione, ma una disoccupazione mascherata quella che vi si dava" è stato il commento di Michele Santoro.La richiesta delle dipendenti, ancora per poco, della Omsa è che si faccia chiarezza sulle prospettive del loro stabilimento. "Vogliamo risposte certe sulla riconversione. Passera deve garantire il rispetto degli accordi già stipulati", ha aggiunto Meci. Attraverso Facebook è stato chiesto al pubblico a casa di unirsi alla richiesta delle lavoratrici Omsa. "Siete disposti a boicottare i prodotti Omsa se l’Omsa con il Ministro Passera non riuscirà a trovare un compratore e lascerà a casa 240 lavoratori?". Così suonava la domanda posta sul social network, con i click a favore che hanno raggiunto quota cinquemila, aggiungendosi così alle già 94 mila adesioni arrivate alla campagna di boicottaggio lanciata su internet nei giorni scorsi.

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