Omsa, governo in prima fila per trovare una soluzione


FAENZA (RA), 30 GEN. 2010 – Un impegno a discutere della vertenza Omsa. E’ la richiesta inoltrata al ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola per voce del presidente della Regione. Una domanda espressa da Vasco Errani nel ruolo di componente del Comitato istituzionale permanente per l’Omsa, che si è riunito ieri a Faenza. Una risposta di apertura è già arrivata dal ministero. Il Comitato istituzionale, che ha chiesto una "immediata attenzione" e di "assicurare un Tavolo di confronto nazionale", ha tenuto un’assemblea con le lavoratrici e i lavoratori alla quale hanno partecipato le segreterie nazionali dei sindacati, i parlamentari e i sindaci della provincia di Ravenna, al termine della quale è stato approvato un documento intitolato "No alla chiusura dello stabilimento Omsa di Faenza". Nel documento si precisa che il Comitato istituzionale "ha deciso di operare in permanenza assieme alle organizzazioni sindacali nazionali e territoriali e al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori e delle loro Rsu". E si chiede "alla proprietà e alla direzione generale del Gruppo Golden Lady di ritirare la scelta annunziata di chiusura dello stabilimento di Faenza, e di accettare e sviluppare invece il confronto" con "un Tavolo nazionale sul piano industriale unitario del Gruppo", per affrontare la "riorganizzazione e rilancio con la salvaguardia dell’occupazione e del valore industriale dei diversi siti produttivi".Si ricorda poi che Omsa e Golden Lady sono marchi storici, "un patrimonio del Made in Italy che proprio di fronte alla crisi attuale deve essere salvaguardato e rilanciato", "mettendo da parte la via miope delle delocalizzazioni semplicemente alla ricerca di minori costi del lavoro ottenuti con condizioni di lavoro peggiori".Regione e istituzioni chiedono quindi al Governo di "muoversi secondo le linee del Patto per attraversare la crisi sottoscritto in Emilia-Romagna dalle associazioni imprenditoriali e dalle organizzazioni Sindacali che ha visto realizzarsi centinaia di accordi per evitare decine di migliaia di licenziamenti".Il punto di vista dei sindacati è che non ci siano giuste motivazioni per abbassare le serrande, "il salto dalla cassa ordinaria dovuta alla crisi e in atto dall’anno scorso alla cassa a zero ore e allo stop alla produzione non è spiegabile", ha commentato il segretario regionale della Filtea-Cgil, Giordano Giovanni. Probabilmente, ha proseguito il sindacalista, "la chiusura è legata alla delocalizzazione della produzione in Serbia".

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