Omsa, 140 le operaie che passeranno a produrre sofà


FAENZA (RA), 30 MAR. 2012 – La svolta dalle calze ai divani c’è stata e ora si tratta di proseguire con la road map verso la ripresa della produzione. Un importante passo è stato fatto ieri per mettere nero su bianco quanti lavoratori rientreranno nello stabilimento, ormai ex, Omsa di Faenza. Acquistato dal gruppo Atl di Forlì, più noto col marchio Poltrone e Sofà, a partire da ottobre dovrebbe iniziare a sfornare divani a tutto spiano. Le assunzioni pattuite coi sindacati saranno di 140 operaie, 20 in più di quanto previsto inizialmente. Salvate’ quindi un po’ più della metà delle operaie che realizzavano collant (erano 239) e che dal 14 marzo sono in cassa integrazione straordinaria in deroga. Saranno assunte a scaglioni dal primo ottobre al 28 febbraio 2013, con contratti a termine della durata complessiva di 12 mesi.A questo punto i prossimi passi saranno: il rogito per l’ acquisto della sede di Faenza da parte di Atl (a giorni dovrebbe arrivare l’ok delle banche); subito dopo una sorta di tour negli attuali stabilimenti di Atl per far vedere alle ex operaie Omsa come funziona la produzione di divani; da maggio ad agosto colloqui individuali per selezionare le 140 ‘fortunate’ e per formarle alla nuova attività. Ad agosto dovrebbe avvenire anche il trasloco dei due stabilimenti Atl da Forlì a Faenza."Un’azienda che in un momento difficile ha fatto una scommessa importante… magari ce ne fossero di più", ha commentato Stefania Pomante, della segreteria nazionale Filctem-Cgil. "Finora gli impegni sono tutti confermati – ha aggiunto – e questo ci fa molto piacere. Tuttavia la partita non è definitivamente chiusa perché siamo in attesa che tutti gli impegni vengano effettivamente rispettati". In particolare, "ci aspettiamo che in tempi rapidissimi si sciolga il nodo dell’acquisizione dello stabilimento faentino".Del resto nell’ipotesi di accordo si legge che l’acquisto è ‘condicio sine qua’ dell’efficacia dell’accordo stesso. Ad agosto dovrebbe esserci il trasloco dei macchinari? "Sì, e sarebbe una iattura se così in fosse", ha concluso Pomante. L’accordo prevede inoltre che se qualche lavoratrice non si trovasse ‘in linea’ con la nuova attività (si passa dalle calze ai divani) possa rientrare nella mobilità. Anche perché la produzione di divani comporta una fase iniziale di costruzione della parte fissa del divano (il cosiddetto fusto) che è abbastanza faticosa dal punto di vista fisico, ed è spesso prerogativa maschile. Infine, come ha sottolineato Sergio Spiller, segretario nazionale Femca, "le assunzioni sono tutte a tempo pieno, per cui se ci fossero lavoratori che volessero fare il part time, il numero delle assunzioni aumenta".E sul contratto a termine ha aggiunto: "E’ la modalità di entrata ma l’impegno dell’azienda è che i 140 saranno poi trasformati in contratti a tempo indeterminato".

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