Omicidio Tartari, niente ergastolo per i fratelli Vertone


RAVENNA, 30 OTT. 2009 – L’ergastolo chiesto dal Pm non è arrivato, le attenuanti sì. Di conseguenza niente massima pena per gli autori dell’omicidio di Andrea Tartari, il bolognese di 35 anni ucciso la notte del 20 luglio 2008 a Porto Corsini, sul litorale ravennate, in una banale lite scoppiata per un’auto parcheggiata. La conclusione del processo in Corte d’Assise a Ravenna è arrivata dopo cinque ore e mezzo di camera di consiglioAi due imputati, Salvatore e Giovanni Vertone, di 42 e 39 anni, arrestati dai carabinieri tre giorni dopo l’omicidio sotto al carcere di Carinola (Caserta) dove stavano andando a costituirsi, sono state concesse le attenuanti generiche prevalenti. Per Salvatore questo ha significato 24 anni e 8 mesi di carcere per l’omicidio, più un anno per il porto abusivo del coltello; per Giovanni, 22 anni e 8 mesi. I Vertone, autotrasportatori di Mondragone (Caserta) da tempo a Porto Corsini, dovranno pagare una provvisionale alle due parti civili: 50.000 euro alla fidanzata della vittima, Katia Di Benedetto, sempre in aula, presente anche la notte dell’omicidio come il marito della cugina Leonardo Pingitore (a lui 5.000 euro), ferito in maniera lieve con una coltellata. Parte civile erano anche i familiari di Tartari, madre e fratello. Il risarcimento complessivo verrà calcolato in altra sede."Sono molto delusa – ha detto Katia, difesa dall’avv.Marco Ketmaier, uscendo dall’aula -. La vita di Andrea vale solo 24 anni. Lui non torna più, gli altri tra qualche anno saranno liberi". Il marito della cugina era tutelato dall’avv.Flaviana Marano, i familiari di Tartari dall’avv.Francesco Clemente. I due condannati sono stati riportati nel carcere di Ferrara.Secondo la ricostruzione del Pm Roberto Ceroni, era stato Salvatore a colpire la vittima sei volte, di cui quattro all’altezza del cuore, con un coltello che aveva in tasca. Intanto Giovanni da dietro teneva fermo il bolognese. Tutto era cominciato con la richiesta del bolognese ai Vertone e a un loro amico di spostarsi dalla sua auto, un’Audi TT nuova, parcheggiata sotto la palazzina dove vivono i due fratelli, a poche centinaia di metri dalla casa al mare dei genitori di Katia. A quel punto i due lo hanno tirato fuori dall’auto e aggredito. "Per questo è morto Andrea – ha fatto notare il Pm nella sua requisitoria -. Siamo a un livello tale di banalità che si giustifica solo con il bisogno di uccidere". Anzi, ha aggiunto, "chiunque di noi può trovarsi in una situazione come questa": la ricostruzione è dunque "incompatibile con qualsiasi attenuante che pure ho cercato – ha detto – a 360 gradi: obbligatoria la pena dell’ergastolo".L’avv.Paolo Trofino, che insieme alla collega Maria Lampitella difende i Vertone, nella sua arringa ha invece sostenuto che ad aggredire era stato il bolognese, che dalle invettive a sfondo razziale era passato alle mani contro Giovanni. Per Trofino, che ha definito ‘mendaci’ diverse testimonianze oculari, Salvatore era intervenuto solo per difendere il fratello. Due i punti, a suo parere, a sostegno di tale tesi: il fatto che dall’abitacolo ridotto di un’auto sportiva come la TT fosse impossibile tirare fuori di peso un giovane in buona salute come Tartari. E che il bolognese, come riferito in aula da un luogotenente dell’Arma, anche se negato da parenti e amici, era esperto di karate. Per questo l’avv.Trofino ha chiesto l’assoluzione per Giovanni e l’attenuante della provocazione, oltre a quelle generiche, per Salvatore. Le motivazioni verranno depositate entro 90 giorni.

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