Omicidio Aldrovandi: i condannati querelano


FERRARA, 19 MAG. 2010 – "Spero che anche per loro si arrivi presto ad un processo, come è giusto che sia, e che si giudichino quelle persone a prescindere dal fatto che sono poliziotti. Anche perchè noi, io e Giuliana, la sorella di Riccardo, non consideriamo quelle persone come rappresentanti delle istituzioni, ma solo come delinquenti". E’ per colpa di questa frase, in cui sottolineava le analogie tra la morte di suo figlio e quella del triestino Riccardo Rasman, che Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, è stata querelata per diffamazione. E a sentirsi offesi, ironia della sorte, sono proprio tre dei quattro poliziotti che la mattina del 25 settembre 2005 le hanno drammaticamente cambiato la vita: Enzo Pontani, Monica Segatto e Luca Pollastri. Condannati la scorsa estate a 3 anni e 6 mesi insieme al loro collega Paolo Forlani per eccesso colposo nell’omicidio del diciottenne ferrarese.Sull’ormai conosciutissimo blog dedicato a Federico e aperto 3 mesi dopo la sua morte, Lino Aldrovandi ha detto di aver ritirato lui stesso in posta, lo scorso 12 maggio, la comunicazione destinata a sua moglie Patrizia. Ieri lei ha deciso di parlarne sul blog di Beppe Grillo, precisando che l’articolo che le è valso questa querela è apparso sulla Nuova Ferrara del 5 luglio 2008. L’udienza a suo carico si terrà "al Tribunale di Modena perché è il Tribunale competente per il giornale che ha pubblicato le mie parole", ha detto. "Quello che contestavo era l’impunità di cui questa categoria sembrava godere per molto tempo e la parola che forse ha dato luogo alla querela è che li ho chiamati ‘delinquenti’. In quel momento, secondo me, chi uccide è un delinquente. Mi sembra anche un po’ ovvio, anche se indossa una divisa. Anzi, forse di più: è un’aggravante"."Quello che trovo più assurdo – prosegue Patrizia Moretti – è che il Pubblico Ministero che aveva istruito questa pratica, aveva chiesto l’archiviazione per ovvi motivi. Invece i condannati si sono opposti alla richiesta di archiviazione e questo l’hanno fatto a marzo 2010, quindi ben dopo che erano stati condannati per omicidio. Ormai non so più quale sia il limite, il peggio purtroppo è già stato fatto, perché uccidere un ragazzino che se ne torna a casa è una cosa che neanche nelle paure più grandi di una mamma può esserci. Adesso è tutto chiaro, per noi lo era anche allora". E nonostante ciò, dopo quasi 5 anni di sofferenza, indagini e processi, il prossimo 18 giugno la mamma di Federico dovrà presentarsi in procura. Per cominciare un’ennesima battaglia in difesa della giustizia e della verità.

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