Oltre mille esuberi nelle maglie del tessile


BOLOGNA, 13 OTT. 2010 – Una volta qui era tutto tessile. Si potrebbe, esagerando, partire parafrasando una frase di uso comune per spiegare il ruolo importante che il settore ha da sempre avuto in Emilia Romagna. Insieme alla meccanica e all’agricoltura era uno dei pilastri dell’economia. Ora il settore si trova in una lenta fase di assestamento dai colpi della crisi. Con tre grandi nomi come Omsa, La Perla e Mariella Burani pronti a lasciare a casa oltre un migliaio di lavoratori.L’ALLARME DELLA FILCTEM-CGIL In prima linea nella difesa dei posti di lavoro c’è la federazione di settore della Cgil, la Filctem (che insieme al tessile raggruppa la chimica, l’energia e le manifatture). Il segretario generale regionale Giordano Giovannini è preoccupato per una scadenza dietro l’angolo: per i dipendenti dichiarati in esubero (in gran parte donne), gli ammortizzatori sociali scadranno al massimo entro la primavera 2011. I NUMERI DI CHI RISCHIA IL POSTO All’Omsa di Faenza (Ravenna) gli esuberi sono circa 350; a La Perla sono circa 335 a Bologna e 90 nello stabilimento di San Piero in Bagno (Forlì-Cesena), più 82 a Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo; per Mariella Burani, gli esuberi sono circa 160 alla Arcte-Bdh di Bologna e circa 200 a Cavriago (Reggio Emilia). Complessivamente, i lavoratori dei tre gruppi (compresi la novantina di negozi Mariella Burani distribuiti a livello nazionale) coinvolti nelle crisi sono quasi 3.500.COSA CHIEDE IL SINDACATO Al governo il sindacato chiede politiche a supporto della innovazione, garanzie creditizie, agevolazioni per il lavoro femminile, sostegno alla promozione commerciale e alla tracciabilità della filiera. E la Regione – ha sottolineato Giovannini – "oltre che continuare a contribuire alla positiva soluzione delle vertenze Omsa, La Perla e Burani FG, deve mettere il settore in cima alle sue priorità insieme all’agroalimentare e alla meccanica". In particolare, il sindacato chiede il rilancio del Tavolo della Moda regionale e chiede alla Regione di discutere su distretti, rafforzamento delle reti di imprese e dei laboratori (se ne propone uno nuovo per La Perla), poli tecnologici, promozione di export e internazionalizzazione. UN PATRIMONIO DA SALVARE "Le nostre sartine e le nostre modelliste non possono andare a fare le cuoche, le commesse o le badanti. Tutti lavori nobili ma questo significherebbe la dispersione di un patrimonio di competenze importanti", ha detto Giovannini riferendosi alla necessità di preservare quella professionalità tutta emiliano-romagnola che ha sviluppato comparti come le calze, l’intimo e la moda, divenuti simbolo del made in Italy.PERICOLO GIALLO Alla conferenza stampa ha partecipato anche Marco Corazzari, della segreteria della Filctem-Cgil di Ferrara, che ha parlato della crisi della subfornitura e del contoterzismo nell’abbigliamento che nel ferrarese, con un centinaio di aziende, ha una sorta di distretto che lavora per i grandi marchi e che occupa soprattutto manodopera femminile. Un’ area – ha sottolineato Corazzari – in cui cresce il lavoro nero, con le imprese cinesi in crescita che hanno costi sempre più bassi. Nel 2000 queste erano 10 su una quarantina e nel 2005 erano già diventate la maggioranza: 56 su 86. "Nella subfornitura le aziende lavorano sempre sottocosto e molte non chiudono perché non hanno i soldi, perché da anni non riescono ad accantonare il Tfr dei dipendenti", ha spiegato Corazzari. Un aiuto potrebbe venire dalla creazione di servizi a supporto di queste micro-imprese e il sostegno a forme di integrazione.

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