Oltre il lambrusco, adesso c’è GIV, grandi vini italiani


Entro la fine di gennaio, ultimato il passaggio delle quote, nascerà un gruppo in grado di generare un fatturato consolidato di oltre 450 milioni di euro, ai vertici del settore vitivinicolo a livello mondiale. A fine estate dello scorso anno, la fusione tra la cooperativa modenese Civ & Civ e la reggiana Cantine Riunite aveva dato vita al maxi-gruppo cooperativo Riunite & Civ. Può contare su circa 800 mila quintali di uva conferita tra le zone di Reggio Emilia, Modena e Bologna dai 2.800 soci viticoltori a cui vanno aggiunti altri 200 mila ettolitri di vini delle 20 cantine associate. Strategica è stata l’acquisizione del controllo totale delle quote societarie del Gruppo Italiano Vini, forse la più importante realtà vitivinicola italiana, che, a sua volta, è riuscita a far tornare in mani italiane il controllo di un nome storico dell’enologia italiana, la veronese Bolla. Un successo di peso internazionale – secondo Vanis Bruni, neo presidente di GIV -. “Il 70% della nostra produzione – ci dice – va sui mercati internazionali; con questa fusione possiamo contare, oltre all’Emilia su produzioni in zone italiane particolarmente adatte alla viticoltura, come la Toscana, il Piemonte, il Triveneto e regioni del sud come Puglia e Sicilia. Questa acquisizione rappresenta un ulteriore potenziamento del Gruppo italiano Vini, potenziamento reso sempre più prezioso nella logica del mercato globale. Dobbiamo essere competitivi di fronte a nuovi produttori che, però, a differenza di noi, non hanno l’esperienza di decenni nella produzione e lavorazione del vino”. “Le reti commerciali si fanno sempre più complesse – aggiunge Corrado Casoli, presidente di Riunite-Civ –. “Investimenti come quello che abbiamo fatto in queste settimane rende più competitivo un prodotto, quello del lambrusco emiliano, dei bianchi emiliani e veneti e più in generale del vino frizzante, che il consumatore apprezza. Un grande gruppo cooperativo ed una società per azioni che insieme fatturano oltre 450 milioni di euro. Una cifra che posiziona la realtà emiliana su mercati di distribuzione europei e mondiali. Con questi numeri il mercato internazionale è più abbordabile”. Per Emilio Pedron, amministratore delegato Civ, “L’acquisizione del marchio Bolla, storicamente conosciuto permette di creare sinergie preziose sul piano commerciale che ci permettano di affrontare con strumenti aggiuntivi la difficile situazione congiunturale prevista per quest’anno”. Il Gruppo Italiano Vini può contare su 14 cantine dislocate in diversi territori italiani: realtà territoriali differenti che continueremo a valorizzare il loro prodotto nella logica di filiera completa. “Il Lambrusco – conclude Pedron – è un vino sempre più apprezzato, perché lo si può definire un bere facile, abbinabile a più pietanze e volentieri lo si alterna a vini più corposi e impegnativi”.

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