Nuova protesta all’Ikeadi Piacenza


PIACENZA, 30 NOV. 2012 – E’ ripresa questa mattina, dopo due settimane di tregua, la protesta dei facchini dell’Ikea, aderenti ai Si Cobas. Sono stati bloccati gli ingressi dello stabilimento di Le Mose, alla periferia di Piacenza, che serve tutta l’Italia ed alcuni Paesi europei ed è stato impedito l’ingresso dei lavoratori. I manifestanti, una cinquantina di persone per lo più stranieri, hanno acceso qualche falò per scaldarsi e non si sono registrati incidenti né tensioni con le forze dell’ordine. Ikea è stata costretta a mandare a casa tutto il personale del turno della mattina per quanto riguarda il deposito 2 mentre il deposito 1 resta operativo. "Intendiamo bloccare anche i lavoratori – ha spiegato Aldo Milani, segretario nazionale di Si Cobas – perché abbiamo seguito tutte le leggi per ricercare il dialogo, ma ad oggi i dodici lavoratori sospesi non hanno ricevuto provvedimenti disciplinari né sono stati reintegrati al lavoro, una situazione che non tolleriamo più e per questo abbiamo ripreso le proteste""I provvedimenti disciplinari sono stati regolarmente inviati ai dodici soci lavoratori interessati, e quattro di essi sono stati già oggi reintegrati nel secondo turno di lavoro". Così Gianpiero Gortanutti, il presidente del Consorzio Cgs (che raggruppa le tre cooperative che gestiscono il ‘facchinaggio’ a Ikea) replica alle accuse dei ‘Si’ Cobas’. "Relativamente alla questione straordinari – spiega – questi sono stati effettuati per far fronte allo sblocco imprevisto dei container provenienti dal porto di Genova". Gortanutti ha anche reso noto il documento inviato dal Consorzio Cgs al sindaco di Piacenza Paolo Dosi, nel quale si annuncia "l’avvenuta definizione dei provvedimenti disciplinari a carico dei lavoratori sospesi relativamente alla situazione Ikea. Abbiamo agito nel pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti interni delle cooperative – vi si legge – ma nello stesso tempo non abbiamo potuto dimenticare che la giusta correttezza di comportamento doveva rivolgersi anche alla maggioranza dei nostri soci che, per almeno una settimana, si sono dovuti alzare prima dell’alba e, in modo anche umiliante, salire su un pullman per poter raggiungere, protetti, il proprio posto di lavoro".

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