Ogm, cosa fa il governo?

In Emilia-Romagna c'è apprensione per via libera alle coltivazioni geneticamente modificate. Serve un'intervento per scongiurare il rischio contaminazione. L'assessore regionale Rabboni: "Zaia ci spieghi cosa intende fare"
Tiberio Rabboni

BOLOGNA, 8 FEB. 2010 - L'Ogm in Italia è libero, libero di essere coltivato. Così ha stabilito una sentenza del Consiglio di Stato (l'organo più alto di giustizia amministrativa) il 19 gennaio scorso. Da quella data sono in pratica concesse anche nel nostro paese coltivazioni geneticamente modificate purché autorizzate dalla Unione Europea, come il mais Ogm. Finora a impedire il via libera alla semina c'era stato un vuoto legislativo da parte delle regioni, non ancora giunte a un accordo sui piani di coesistenza, ovvero sulle regole che devono stabilire come possono convivere le nuove coltivazioni transgeniche con quelle tradizionali. Ma la sentenza del Consiglio di Stato scavalca le prerogative delle regioni sostenendo che ciò che è già stato autorizzato a livello comunitario si può utilizzare anche da noi.

Il ministro dell'Agricoltura Zaia fa sapere che finché ci sarà lui gli Ogm non arriveranno, ma le sue dichiarazione non convincono l'assessore all'Agricoltura dell'Emilia Romagna Tiberio Rabboni. "Ho sentito molte dichiarazioni del ministro Zaia e, francamente, non ho ancora capito cosa il Governo intende fare verso questa sentenza", ha detto dinanzi all'Assemblea legislativa sottolineando la posizione critica della Regione sugli Ogm.

Rabboni ha risposto così nel dibattito su tre documenti, due bocciati presentati da Roberto Corradi (Lega Nord) e uno (approvato) firmato da diversi consiglieri Pd. Rabboni ha ricordato gli "indirizzi tecnici di alcune regioni per evitare contaminazioni, che chiedono una ampia consultazione in Italia", tra agricoltori, ambientalisti, consumatori "per valutare tutti assieme, senza ipocrisie e senza furbizie" - ha detto - cosa fare di una disciplina di coesistenza che viene da Bruxelles. Questo "per decidere se andare avanti con questa disciplina - ha aggiunto - o fare come ha fatto l'Austria, che ha avuto procedure contrarie intentate poi dall'Unione europea".

In ogni modo - ha sottolineato - "credo fermamente nella inutilità per l'Emilia-Romagna di coltivare Ogm", perché "il nostro futuro è invece nella distintività e il rischio di contaminazione è per noi mortale: siamo fermamente convinti non solo della non possibilità di coesistenza, ma crediamo che, siccome Bruxelles lo vuole, il male minore sia di proteggere con il muro più alto possibile le nostre produzioni tradizionali. Vogliamo dire né ora né mai agli Ogm? Noi siamo pronti". Però - ha ricordato Rabboni - il precedente Governo Berlusconi, con l'allora ministro Alemanno, si espresse a favore della coesistenza: "Forse più che fare i furbini oggi - ha concluso - bisognerebbe darci una linea di condotta in Italia, univoca".

 


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