Diario dalla Cortina di Ferro. Vent'anni dopo

Per celebrare l'anniversario della caduta del Muro di Berlino, sei giornalisti, operatori e fotografi hanno percorso i 6800 chilometri che dividevano il blocco sovietico da quello capitalista. Dando voce a chi abita lungo quella che ancora oggi è "una cicatrice"

9 NOV. 2009 - Fa un certo effetto, oggi, sentire la voce di Erich Honecker amplificata da un microfono durante uno degli innumerevoli comizi tenuti dall'allora presidente della Germania Est, mentre dice con estrema sicurezza che "il Muro esisterà ancora fra cinquanta e anche fra cento anni, fino a quando le ragioni della sua esistenza non saranno venute meno". Era il 19 gennaio 1989 e appena 10 mesi dopo sarebbe stato smentito. Ora che sono passati vent'anni esatti dalla caduta del Muro di Berlino, queste parole vengono riproposte nell'apertura del sito che illustra il progetto The Iron Curtain Diaries 1989-2009, realizzato proprio per celebrare quell'evento epocale.

The Iron Curtain Diaries 1989-2009 è il risultato di un viaggio
compiuto da sei tra giornalisti, operatori e fotografi lungo tutta la Cortina di Ferro, il confine che divideva l'Europa tra il blocco sovietico e quello capitalista e di cui il muro di Berlino era l'espressione più diretta. Divisi in due gruppi, e scelta la capitale tedesca come epicentro, alcuni si sono diretti a nord per raggiungere Murmansk, in Russia, mentre gli altri sono andati verso sud fermandosi a Brugas, in Bulgaria. In totale, sono stati coperti 6800 chilometri e attraversati otto Paesi, che hanno fatto da sfondo a 33 video raccolti in un documentario lungo due ore.

Al centro ci sono le storie, i ricordi o più semplicemente le sensazioni
di chi abita lungo la "cicatrice", come la chiama Angelo Miotto, coordinatore del progetto. L'obiettivo di fondo, come lui stesso scrive, è "comprendere e raccontare schegge di quotidianità, di pensiero. Andare a toccare il legno dei cancelli proibiti, sentire le voci di chi ha vissuto perpendicolare e parallelo al mondo delle ideologie e di quanti la Cortina non l'hanno mai conosciuta". Prima è stato dato spazio alle parole e alle foto, riunite quest'estate in un numero speciale del mensile di PeaceReporter, ma da oggi è a disposizione di tutti anche un prodotto multimediale realizzato con Prospekt photographers, BeccoGiallo e la regia di On/ Off. Lo si può vedere sul sito www.theironcurtaindiaries.org.

Quello che emerge da queste testimonianze
è innanzitutto la sensazione di libertà che tutti associano alla notte del 9 novembre 1989. Ma anche il fatto che questa esperienza comune ha dato vita a innumerevoli conseguenze molto diverse tra loro, ha ha avuto un impatto a voltre diametralmente opposto nelle vite delle persone. Nel presentare il progetto, la squadra che lo ha realizzato rileva "una linea di divisione, che adesso è impalpabile ma ancora presente. Abbiamo scoperto - dicono - che altri muri sono stati costruiti. Forse più piccoli, ma piuttosto difficoltosi da buttare giù".

 


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