“Non sono un’aventiniano, chiedo chiarezza”


REGGIO EMILIA, 2 OTT 2009 – Di fronte allo stallo che di fatto sta paralizzando la Fondazione Manodori, la principale istituzione culturale della città, Ildo Cigarini (consigliere della Fodazione e presidente di Legacoop) prende carta e penna e scrive al presidente della Fondazione (e di Confindustria) Gianni Borghi. Non ci sono le condizioni per operare, dice in sostanza Cigarini, e il presidente deve ripristinarle. Nessuna tentazione “aventiniana” aggiunge il presidente di Legacoop Reggio, anzi piena concordanza con le parole del vescovo di Reggio Caprioli sulla necessità di gestire la Fondazione mettendo in campo una capacità di intesa allargata a coinvolgere tutti.Questa la lettera inviata stamattina a Gianni Borghi da Ildo Cigarini:“Premesso che non posso partecipare alla riunione del Consiglio Generale convocata per il 2 ottobre, per impegni improrogabili e documentabili precedentemente presi, vorrei però anche chiarire che in tanti anni di partecipazione in qualità di consigliere e/o presidente di consigli di amministrazione in società di diritto privato o di natura giuridica cooperativa, non una sola volta mi è sfiorato il dubbio di partecipare ad un organo sociale e amministrativo eletto in spregio alle norme dello Statuto. Nelle vicende della Fondazione Manodori, il dubbio è presente e la sordità dei vertici della Fondazione alle richieste di chiarimento avanzate da diversi consiglieri in ordine alla “presunta” e “probabile” violazione di alcuni articoli dello Statuto dell’ente nella elezione del nuovo Consiglio Generale, rendono questo dubbio ancora più pesante e reale.Ebbene risulta difficile partecipare con la necessaria serenità alla vita sociale e amministrativa della Fondazione Manodori quando sussiste il dubbio che gli atti della stessa possano essere illeciti e quindi nulli.A fronte delle mie richieste di chiarimento in materia e alle reiterate proposte di avviare un confronto su alcune importanti materie della Fondazione quali: indirizzo, programma, gestione dell’ente, statuto, patrimonio ed altro ancora, i vertici della Manodori non hanno concorso a creare le condizioni di un dialogo e di un confronto nell’interesse dell’ente e della comunità.Me ne rammarico e ne prendo atto.Prendo atto che si vuole rimanere nella incertezza sulla liceità delle nomine di alcuni consiglieri e che chi solleva queste questioni sono, come ha chiosato il signor Umberto Bonafini, “pericolosi eversori” e “sfigati” che non consentono a una “pseudo maggioranza” di “comandare”, che come tutti sanno è cosa assai diversa dal “governare”.Ne prendo atto ma mi dissocio, e denuncio questo atteggiamento grave e irresponsabile che ha portato a reiterare l’ordine del giorno del precedente consiglio del 30 settembre, che non si è tenuto per la mancanza del numero legale, nella giornata di venerdì 2 ottobre, e questo in contrasto con il necessario spirito di collaborazione e dialogo che i vertici della Manodori dovrebbero garantire.Dialogo che da tempo chiediamo e  invochiamo per il bene della Fondazione e non per insussistenti interessi personali. Il sottoscritto ha rappresentato questa necessità al dott. Borghi il 25 settembre, la risposta non vi è stata o meglio è arrivata con un nuovo ordine del giorno che replicava il precedente.Io voglio partecipare al Consiglio Generale ma nella certezza della assoluta regolarità dei suoi lavori. E’ risibile affermare che il 13 agosto si è preso atto dei criteri di rappresentatività e onorabilità di consiglieri eletti dal precedente Consiglio Generale. Tutti sanno ciò che è accaduto: i consiglieri, in buona fede, si sono passati i fascicoli personali senza verificarli: “errare è umano, perseverare è diabolico”. Ad un esame più attento sono emerse alcune incongruenze che si volevano evidenziare in fase di lettura e approvazione del verbale. Ci è stato detto che il verbale era stato approvato seduta stante il giorno 13 agosto, ciò potrebbe essere plausibile se ne fosse stata data lettura ai consiglieri e ciò non è avvenuto. Io sono ancora all’oscuro di quello che è stato trascritto nei verbali del 6 agosto e del 13 agosto. Non mi pare sia questo un modo per condurre in trasparenza i lavori del Consiglio Generale.In non sono “Aventiniano” ma un consigliere che vuole partecipare, creino dunque i vertici della Manodori le condizioni perché ciò sia possibile nello spirito della lettera del Vescovo: “…I valori di fondo non possono essere decisi soltanto con i numeri e la loro attuazione esige una capacità di intesa allargata a coinvolgere tutti in quella corresponsabilità così necessaria per la gestione in futuro della Fondazione.”Parole “sante” e condivisibili a cui dovrebbe far seguito un confronto “informale” ma “sostanziale” fra i consiglieri della Fondazione prima del prossimo Consiglio Generale. Lei signor presidente ha il potere e la responsabilità di promuoverlo, o in alternativa di inserire nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio Generale la costituzione di un “collegio arbitrale” per verificare se si siano oppure no violati alcuni articoli dello statuto nelle delibere assunte dal precedente Consiglio Generale.

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