“Non ritiro le dimissioni, ma elezioni al più presto”


BOLOGNA, 5 FEB 2010 – Chi pensava a un possibile ritiro delle dimissioni da parte di Flavio Delbono deve mettersi l’animo in pace. "Sono irrevocabile" ha infatti comunicato in una nota l’ex sindaco di Bologna, quietando in questo modo l’appello giunto principalmente dal presidente del collegio costruttori Luigi Amedeo Melegari che aveva sottolineato la necessità per le aziende costruttrici di non vedersi arrestare la macchina amministrativa. A rinforzare le tesi dei costruttori sono state anche le parole dell’assessore all’urbanistica Maurizio Degli Esposti. "Se davvero si tornasse al voto solo nel 2011 – ha detto – la città rischierebbe la paralisi". Tra i progetti a rischio di un lungo stop ci sarebbero la nuova stazione ferroviaria e l’ampliamento dell’aeroporto.Per ora, di certo, si sa che il commissario sarà nominato il 18 febbraio. Sulla data delle elezioni il Pd sta lavorando a un emendamento che permetta di votare tra maggio e giugno e non nel 2011. Al sit in organizzato dal partito davanti alla prefettura per chiedere la fissazione di una data il più presto possibile, i parlamentari democratici bolognesi hanno sottolineato la fattibilità di un elezione entro il 15 giugno. "Sta crescendo in queste ore – hanno spiegato i deputati Gianluca Benamati, Antonio La Forgia, Donata Lenzi, Salvatore Vassallo, Sandra Zampa e i senatori Rita Ghedini, Paolo Nerozzi, Gian Carlo Sangalli, Walter Vitali – la richiesta della città perché si possa votare il prima possibile. Bologna non può sopportare un lungo commissariamento. Ciò significherebbe la rinuncia inevitabile a compiere le scelte di governo che richiedono un Sindaco, una Giunta e un Consiglio comunale legittimati di fronte alla città e nella pienezza delle loro funzioni. Tutto ciò lo si può ottenere solo attraverso nuove elezioni in tempi ravvicinati. Dopo la rinuncia del Governo ad approvare il decreto-legge che avrebbe consentito il voto il 28 e 29 marzo, insieme alle elezioni regionali, ora è il Parlamento che deve fare la sua parte".Un’apertura da parte del governo su questa idea è arrivata dal ministro della Semplificazione Calderoli che ha dichiarato di essere favorevole all’approvazione di un emendamento, sostenuto da un ampio consenso parlamentare. "Noi – hanno concluso i parlamentari – siamo disponibili a ricercare un’intesa con gli altri colleghi parlamentari di Bologna per sottoscrivere insieme un emendamento in tal senso, e ci appelliamo alla loro sensibilità istituzionale per evitare che la città paghi un prezzo troppo alto per la situazione attuale".Il no del governo all’election day non è piaciuto Delbono che nella nota ha ricordato tutti gli sforzi fatti per andare incontro proprio alle richieste giunte dal Consiglio dei ministri. "Ho dato le dimissioni il 28 gennaio, subito dopo l’approvazione del bilancio e subito dopo che il ministro Maroni aveva dichiarato di ritenerle indispensabili per licenziare un decreto che unisse le elezioni comunali a quelle regionali del 28 marzo.""Successivamente – ha continuanto Delbono -, ho scritto al ministro per ribadire che non intendevo tornare sulla mia decisione, che confermo: le mie dimissioni sono irrevocabili". Il risultato, secondo Delbono, "è che il governo non ha approvato alcun decreto per unificare le elezioni comunali e quelle regionali. Soprattutto, sembra non volere neanche riaprire la finestra elettorale di primavera, che permetterebbe di votare tra il 15 aprile e il 15 giugno. Non posso credere che, per cinici calcoli elettorali, si costringano i bolognesi a più di un anno di commissariamento, quando si potrebbe andare alle urne entro pochi mesi grazie a un semplice decreto che non entrerebbe in conflitto con alcun principio costituzionale".

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