Non è una Regione per Eluana


BOLOGNA, 31 GEN. 2009 – Circa venti giorni fa il governatore Vasco Errani aveva ipotizzato il trasferimento di Eluana Englaro in Emilia-Romagna, dopo il rifiuto forzato della Casa di Cura "Città di Udine" ad accogliere la donna in coma da ormai 17 anni per attuare la decisione della Cassazione di Milano e staccare il sondino che la tiene in vita. Non l’avesse mai fatto. Da quel momento in poi, in quella che è – o era – generalmente riconosciuta come una delle regioni più tolleranti e progressiste d’Italia, hanno cominciato ad alzarsi voci contrarie all’arrivo di colei che ormai è diventata, suo malgrado, il simbolo del dibattito sull’accanimento terapeutico. Voci che arrivano da ogni ambito, religioso, giudiziario o politico che sia. E che negli ultimi giorni, dopo la sentenza del Tar che, ancora una volta, da ragione al padre Beppino, si sono intensificate.Tanto per cominciare, domani pomeriggio a Bologna l’arcivescovo Carlo Caffarra celebrerà la Giornata nazionale per la Vita. Il tema scelto quest’anno dalla Conferenza episcopale italiana è "la forza della vita nella sofferenza". Un argomento di estrema attualità, dopo mesi di sentenze, dibattiti e polemiche sui temi eticamente bollenti dell’eutanasia e del testamento biologico. Che fa presupporre un riferimento più o meno esplicito al caso Englaro nel corso dell’omelia che il cardinale pronuncerà durante la funzione prevista nella basilica di San Luca. Già una decina di giorni fa Caffarra aveva espresso tutta la sua contrarietà all’ipotesi che Eluana potesse essere ospitata in strutture sanitarie emiliano-romagnole. "Sarebbe un atto gravissimo in primo lugo contro Dio, autore e signore della vita, e contro ogni essere umano", aveva scritto in una nota. Alla presentazione della giornata poi, qualche mese fa, era stato il segretario generale della Cei Giuseppe Betori a collegare la Giornata al tema, "a fronte del rischio di pronunciamenti giurisprudenziali che aprano la strada nel nostro Paese all’interruzione legalizzata della vita, mediante la sospensione dell’idratazione e del nutrimento".Oggi invece si sono fatti sentire, attraverso la diffusione di un documento congiunto, gli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri di Milano e Bologna."Un ulteriore passo in avanti lungo una via sbagliata, quale è quella giudiziaria per risolvere un caso che attiene al sentire più profondo dell’animo umano": così hanno commentato la sentenza del Tar sul caso Eluana. "Le soluzioni di questioni che costituiscono i fondamenti stessi dell’esistenza – sostengono i medici – non possono essere delegate alla sentenza di un tribunale amministrativo. Sorprende come nella sentenza il significato di concetti quali dignità, autonomia, disponibilità della vita venga dato univocamente per acclarato, facendone discendere impegnative conseguenze e superando d’un balzo il lacerante dibattito che investe la nostra società". I medici milanesi e bolognesi si sono detti anche "preoccupati dal ruolo che, in questo quadro generale, viene delineato per il medico, nel momento in cui gli obblighi professionali e, soprattutto, deontologici vengono concettualmente subordinati a quelli giuridici. Preoccupazione ancora più sentita se si aggiunge il divieto all’obiezione di coscienza". Dal documento arriva quindi un invito a riflettere "sui principi che di fatto vengono spazzati via, in primis quelli di libertà in scienza e coscienza e di alleanza terapeutica, senza i quali non esisterebbe la medicina. In questo modo si creerebbe una nuova figura di operatore sanitario molto lontana dal medico, una figura che deve acriticamente limitarsi a prendere atto di ciò che rientra a pieno titolo nelle funzioni amministrative di assistenza sanitaria".Quantomeno una presa di posizione netta. Cosa che, invece, non si può assolumente dire del mondo politico locale. Giovedì la seduta del Consiglio provinciale di Bologna dedicato alla questione di Eluana si è risolta in un nulla di fatto. Il problema è stato, tanto per cambiare, la mancata presa di posizione dei consiglieri Pd, che hanno scelto di astenersi tanto sull’ordine del giorno presentato dal centrodestra, quanto su quello della sinistra. Nessuno dei due documenti è quindi stato approvato. Dal centrodestra si invitava la Provincia "a schierarsi con quanti manifestano contrarietà alla possibilità che le cure ad Eluana vengano a cessare nel territorio della nostra regione". Sd, Verdi, Prc e Pdci sostenevano invece che "ogni persona ha il diritto di decidere sulla propria vita sino alla fase terminale della stessa".Le polemiche, insomma non accennano a placarsi. E dimostrano come nemmeno la laica Emilia-Romagna sia disposta a impegnarsi per porre fine a questa storia e a far sì che a vincere possa essere, finalmente, la libertà di scelta.

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