Non è più una terra di sportelli


BOLOGNA, 5 LUG. 2011 – Chiusura di numerosi sportelli bancari, diminuzione della raccolta e aumento delle perdite sui prestiti, oltre a quattro istituti – BerBanca, Carim, Credito di Romagna e Delta – ancora commissariati dal Bankitalia e sei – Banca Modenese, Banca del Monte Parma, Banca di Cesena, Banca di Credito e di Risparmio della Romagna, Cassa di Risparmio di Bologna, Cassa di Risparmio di Ferrara – a chiudere in rosso l’esercizio 2010. E’ scuro il quadro del settore creditizio in Emilia-Romagna, dipinto dalla Cisl regionale nel quinto ‘Rapporto annuale sul credito e sull’economia dell’Emilia Romagna’."Per il secondo anno consecutivo – sottolinea in una nota Marco Amadori, segretario generale dei bancari della Cisl Emilia-Romagna – le banche hanno continuato a chiudere i loro sportelli, così il bilancio di fine anno ne segna ben 51 in meno rispetto ai meno sette registrati a fine 2009. Per la prima volta – ha aggiunto – ciò avviene in tutte le province della regione, con l’eccezione di Rimini, in cui continuano a proliferare le aperture di agenzie di istituti di credito: 15 in più nel 2010 rispetto all’anno precedente".Anche se l’Emilia-Romagna rimane la seconda regione italiana per numero di sportelli bancari in rapporto alla popolazione residente – un’agenzia ogni 1.250 abitanti – con ben quattro province nelle prime 10 posizioni (Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna) e tutte le altre nelle prime 50 e gli impieghi erogati nel 2010 a famiglie e imprese sono aumentati in tutte le province con percentuali superiori alla media nazionale.Sono salite, rispetto alla media nazionale, le sofferenze. In particolare – viene spiegato dalla Cisl – le "indicazioni più eclatanti" interessano le province di Modena (+78,8% di sofferenze per abitante), di Reggio Emilia (+52,8%) e di Ravenna (+40,8%).Trend negativo – secondo la ricerca – anche per i depositi. La media regionale ha registrato nel 2010 una diminuzione rispetto all’anno precedente dello 0,6%, con ben quattro province negative (Parma, Modena, Rimini, Piacenza), a fronte di un dato nazionale con segno positivo (+0,5%): segnale che, unito alla diminuzione degli altri strumenti di raccolta, indica chiaramente che le famiglie non riescono più a risparmiare.Poco lusinghieri, infine, i dati sul fronte occupazionale, con il tasso di disoccupazione regionale dei lavoratori bancari passato da un 4,8% del 2009 a un 5,7% del 2010. Anche se le banche con sede in regione continuano ad assumere – viene fatto notare – "le banche nazionali presentano piani di diminuzione del personale proprio mentre i sindacati stanno ultimando le assemblee dei lavoratori per la presentazione della piattaforma del rinnovo del contratto". "Un atteggiamento irresponsabile – ammonisce il segretario generale dei bancari Cisl -, difatti, se malgrado i disastri provocati dalla finanza internazionale il sistema bancario italiano ha retto, parte del merito va di certo alla responsabilità dei lavoratori, che – conclude – non solo hanno accettato sacrifici e si sono resi sempre disponibili a farli, ma hanno messo la loro faccia nei confronti dei clienti".

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