Non ce l’ha fatta il piccolo Marco


© Telereggio1 SET. 2009 – Non ce l’ha fatta il piccolo Marco: il bimbo, 4 anni appena, è morto alle 20.20. Troppo profonde le lesioni al cranio che gli ha procurato il papà, Davide Duò. La vita del piccolo è rimasta appesa a un filo per tutta la giornata. Il bambino è stato operato alla testa al Santa Maria Nuova di Reggio, ma non è bastato. In serata è sopraggiunto l’arresto cardio-circolatorio. Purtroppo non è non stato nemmeno possibile l’espianto degli organi.Sale dunque a tre il numero delle vittime della strage di Sabbione. Poco dopo le 4 della notte tra domenica e ieri Duò, 47 anni, ha massacrato la famiglia e ha ferito gravemente Elisabetta Guidetti, 79 anni, proprietaria della casa in cui vivevano la coppia e i due figli e in cui abita anche lei.Duò si è accanito prima sulla moglie, Sandra Pattio, 45 anni, che ha ucciso a colpi di mazzetta, poi è toccato al piccolo Marco. Quindi l’uomo ha preso un coltello e ha colpito Thomas, 19 anni, il figlio maggiore, morto poco dopo l’arrivo dei sanitari.La sua furia omicida non si è fermata: Duò ha accoltellato anche l’anziana che da 20 anni li ospitava e che forse si era accorta di tutto.I soccorsi sono arrivati a Sabbione, in via Cantù 32, dopo la telefonata che lo stesso omicida aveva fatto alle forze dell’ordine, prima di imbottirsi di psicofarmaci e alcool e gettarsi dalla finestra del solaio. Duò è stato portato all’ospedale, dove si trova ricoverato in Rianimazione con numerose fratture al bacino e alla colonna vertebrale. Nella notte le condizioni dell’uomo sono sensibilmente migliorate.Intanto, ieri, Elisabetta Guidetti è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico. E’ ancora in Rianimazione al Santa Maria Nuova, ma si sta lentamente riprendendo. Appena sarà in grado, potrà raccontare l’orrore di quella notte. La 79enne era molto affezionata alla famiglia Duò, alla quale aveva affittato l’appartamento al piano superiore.Resta da capire il perchè di tanta violenza. Davide Duò soffriva di un forte disagio psicologico e da due anni era in cura al Centro di salute mentale di Reggio. Periodicamente si sottoponeva a visite ambulatoriali, ma non era mai stato ricoverato. L’ultimo controllo solo una settimana fa. Anche in quella occasione – conferma Daniela Riccò, dirigente del’azienda sanitaria reggiana – non era stato rilevato nulla che facesse presagire la tragedia, se non qualche preoccupazione legata ai problemi lavorativi.Duò, opeario ceramista, è in mobilità dallo scorso maggio. Il figlio Thomas, anche lui operaio, era in cassaintegrazione. La moglie invece lavorava come assistente presso la casa di cura cittadina ‘Le Magnolie’.

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