Non autosufficienza, il problema dei problemi


REGGIO EMILIA, 5 OTT 2009 – “Se cambiano le tariffe telefoniche c’è subito una protesta, se c’è un problema con le pensioni non succede nulla”. I sindacati pensionati fanno il bilancio della campagna sulla non-autosuffiecienza ed è subito chiara l’invisibilità della questione, che in realtà oggi è il “problema dei problemi”. Perché coinvolge insieme la famiglia, i redditi, i bilanci degli enti locali, la fiscalità e l’immigrazione. Alla base c’è una questione enorme, che non è stata sufficientemente presa in considerazione dai governi di centrodestra e di centrosinistra (anche se l’ultimo governo Prodi in realtà qualche azione di sostanza l’ha fatta e ancora oggi se ne vedono gli effetti benefici).La popolazione invecchia, soprattutto in regioni economicamente avanzate come l’Emilia-Romagna e questo ridisegna tutti gli scenari sociali. E con l’invecchiamento si affaccia il problema della non autosufficienza. Lo è il 10% degli over-65 e la percentuale raddoppia dopo i 75 anni. Una questione che non riguarda solo i “vecchi” ma che mette in crisi anzitutto la famiglia. Una famiglia non necessariamente intesa come quella di modello cattolico, ma la famiglia reale in tutte le sue forme: figli/figlie single che improvvisamente si trovano a carico uno o entrambi i genitori, famiglie “allargate” in cui ci si occupa anche dei genitori di altri, famiglie di fatto variamente composte in cui c’è almeno un anziano non autosufficiente eccetera. In questo mosaico il punto debole è sempre chi ha in carico il lavoro di cura. E quindi in percentuale elevatissima le donne. Che spesso devono dire addio alla propria autonomia, al lavoro, al reddito.Ad un certo punto arriva da noi il fenomeno del badantato. Le famiglie, private di ogni sostegno da parte dello Stato, si arrangiano come possono affidando il lavoro di cura a donne di paesi più poveri del nostro. E così l’Italia, anziché gestire il welfare (che, spiegano i sindacati, potrebbe persino diventare un traino economico) si trova a regalare una bella fetta del proprio Pil all’Ucraina, alla Moldavia, alle Filippine eccetera.In Italia in realtà non esiste neppure una legge che definisca cosa è la “non autosufficienza”. Gli stessi sindacati dei pensionati utilizzano la semplice definizione che ne da l’Organizzazione mondiale della sanità: è non autosufficiente “chi non è in grado di badare a se stesso”. Quindi non solo gli anziani ma anche i giovani che sono rimasti lesi da un incidente stradale, i bambini con handicap eccetera. La recente sanatoria sulle badanti ha nuovamente messo in campo il problema perché in Italia la qualifica di “non autosufficiente” in generale corrisponde all’invalidità permanente (che ha peraltro un’indennità mensile di “accompagnamento”) e non tiene conto di situazioni border line che spesso devono ugualmente far ricorso al badantato straniero.A Reggio Emilia, dove oggi sono stati presentati i primi dati della campagna di raccolta firme “Solidi e solidali”, il segretario dello Spi-Cgil Maurizio Piccagli spiega cifre alla mano la distanza che ci separa dal resto d’Europa. I non autosufficienti presi in carico dai servizi pubblici sono il 20% in Germania, l’1% in Italia e il 3% a Reggio Emilia. I posti letto nelle strutture protette sono il 6% nei paesi Ue, il 2% in Italia, il 3-3,5% a Reggio Emilia. Ancora, le persone non autosufficienti che hanno avuto una qualche forma di sostegno dal settore pubblico sono il 26% in Francia, il 3% in Italia e il 7% a Reggio Emilia.Da qualunque lato si osservi il problema il baratro che ci separa dall’Europa è enorme. E non è certo una grande consolazione pensare che ci sono regioni italiane che se la passano peggio.La risposta del governo, dice Loris Cavalletti della Fnp-Cisl, a questo punto sono solo le assicurazioni private e le badanti. Un governo che tra l’altro ha creato mille ostacoli alla gestione delle badanti da parte della famiglia. Soluzioni che non risolvono perché, aggiunge Cavalletti, il sindacato giudica comunque il badantato una modalità non idonea di affrontare la questione.Cisl e Uil sono poi d’accordo con la denuncia dello Spi-Cgil sul comportamento non virtuoso di alcuni enti locali. Quello che la Regione Emilia-Romagna sta facendo spesso non trova alcun riscontro a livello territoriale. I vari distretti socio-sanitari avrebbero dovuto dar vita alle Asp, aziende pubbliche di servizio alle persone. A Reggio RETE (Reggio Emilia Terza Età) che si occupa di case di riposo, case protette e residenze assistite, ha cambiato nome in Asp. Ma nei fatti nulla è cambiato nel senso che non è diventata la struttura che coordina i comuni che fanno distretto con Reggio. In più, spesso i comuni utilizzano poco o male i fondi esistenti (per non parlare di incrementarli con nuovi fondi) e in alcuni casi rifiutano di dialogare con le parti sociali, che in un settore come questo sono cruciali.Ferdinando Guidetti della Uil Pensionati ricorda come il reddito da pensione ha perso il 30-35% del suo valore in questi anni e in pratica nessuno ne parla. Un crollo nel tenore di vita di tantissime persone e famiglie che non è bilanciato da alcuna politica di sostegno al reddito ma neppure di defiscalizzazione. In questo quadro persino l’emersione del badantato dal lavoro nero appare come un semplice onere aggiuntivo. In pratica, la regolarizzazione che il governo Berlusconi-Lega è stato costretto a mettere in campo, oltre alla oggettiva difficoltà burocratica si è rivelata un puro e semplice costo per le famiglie già in difficoltà.Difficilmente vedremo una manifestazione di anziani non autosufficienti sospinti dalle loro badanti per richiedere diritti sacrosanti. Ma i sindacati dei pensionati hanno comunque in mente forme di mobilitazione per i mesi a venire. Perché la crisi economica non oscuri ancora di più un problema già troppo in ombra e che crea divisioni generazionali e guasti sociali ancora non del tutto quantificati. “Se il premier avesse il problema di un anziano autosufficiente in casa anziché quelli che leggiamo ogni giorno forse otterremmo qualcosa”, è la battuta amara e paradossale che scappa a un sindacalista.

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