Non alimentare lo spreco


BOLOGNA, 20 DIC. 2010 – Prima di arrivare nel nostro piatto, i prodotti alimentari devono percorrere una strada molto lunga e piena di insidie. In Italia, si perdono ogni anno lungo il tragitto 1,5 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente commestibile, che sul mercato corrispondono a 4 miliardi di euro: il 3% del Pil. Potrebbero soddisfare i fabbisogni alimentari di 44 milioni di persone, e invece diventano dei rifiuti. Il 15% del pane e della pasta, così come il 18% della carne o il 12% di frutta e verdura, va a riempire le discariche o finisce dentro un inceneritore. Alimentando così una sola cosa: lo spreco.Questa cattiva abitudine non ha contagiato solo il nostro Paese, ma il mondo intero. I valori sono raddoppiati rispetto al 1974, sia in Europa – dove svetta l’Inghilterra con 6,7 milioni di tonnellate gettati via – che negli Stati Uniti, colpevoli di buttare il 40% del cibo prodotto. Ed è per invertire la tendenza che all’Università di Bologna è nato Last Minute Market, uno spin off accademico guidato dal preside della Facoltà di Agraria Andrea Segrè, che ormai da più di dieci anni guarda i prodotti da un altro punto di vista e punta ad allungarne il ciclo di vita.TRASFORMARE LO SPRECO IN RISORSEIl “mercato dell’ultimo minuto” è tale perché recupera alimenti danneggiati o vicini alla scadenza, che necessitano di essere consumati subito. Ma anche perché permette a coloro che ne hanno più bisogno di beneficiarne. L’azione di Last Minute Market ruota infatti intorno a tre punti chiave: la diffusione di buone pratiche antispreco, l’attivazione di specifici progetti di recupero (al momento quelli attivi sono 40) e la redistribuzione alle fasce meno abbienti della popolazione dei surplus alimentari. Tra i meriti riconosciuti al progetto c’è quello di aver inventato una nuova professione: il foodbuster, cioè “l’acchiappacibo”. Chi la svolge ha bisogno di una preparazione multidisciplinare, perché oltre all’attività di ricerca delle eccedenze e degli invenduti cura tutti gli aspetti legati al loro riutilizzo: dalla logistica all’amministrazione, dai problemi fiscali ai controlli igienico-sanitari. Ma soprattutto perché deve rivolgersi a soggetti molto diversi tra loro, riuscendo a farli dialogare. Da una parte ci sono le imprese che devono smaltire i prodotti e dall’altra coloro che li ricevono, ossia gli enti e le associazioni che assistono e sostengono le persone in condizioni di disagio. Compito di Last Minute Market è fare da intermediario tra questi due mondi, coniugando a livello territoriale le esigenze del profit e del no profit in modo da creare vantaggi per entrambi. E’ la cosiddetta logica win-win, che fin dall’inizio sta alla base di questo “progetto a somma positiva”, in cui tutti i partecipanti vincono grazie alla semplice adesione e ricavano dei benefici superiori ai costi. UN PROGETTO IN CONTINUA CRESCITAUn forte incentivo al coinvolgimento delle imprese in Last Minute Market è arrivato dal Decreto Ronchi (d. lgs. 22/97), che ha abrogato la Tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) per sostituirla con la Tariffa di igiene ambientale (Tia). Il passaggio è stato piuttosto significativo, perchè la vecchia imposta veniva calcolata sulla base del superficie occupata dall’attività commerciale, mentre la nuova è legata alla quantità di rifiuti prodotta. Si è applicato insomma il principio “chi inquina paga”, sancito dal Trattato di Maastricht, prevedendo la possibilità di ottenere sconti per chi adotta comportamenti virtuosi. E il progetto bolognese ne ha tratto un gran beneficio: sempre più produttori si sono accorti che conveniva aderire e così è stato possibile allargare il raggio di azione ai diversi ambiti della filiera agroalimentare. Dopo i supermercati e la piccola distribuzione, il recupero ha interessato infatti anche la produzione primaria e la ristorazione collettiva. Quando poi Last Minute Market ha voluto guardare ancora più in là, per cimentarsi nella rivalorizzazione di beni non alimentari, si è nuovamente rivolto alla politica. Nel 2003, grazie al senatore Walter Vitali e all’onorevole Enzo Raisi, è stato presentato in Parlamento il progetto di legge “antisprechi”, che mirava a estendere i benefici fiscali che i commercianti ottenevano per il cibo anche agli altri settori, spingendoli così a donare i prodotti destinati al macero agli enti caritativi. Ci sono voluti cinque anni per approvarlo, ma è stata la chiave per avviare un’attività sistematica di riutilizzo incentrata anche sui farmaci e i libri.UN “ACCHIAPPACIBO” COME SINDACONel corso degli anni, insomma, quel piccolo progetto sperimentale nato nelle aule universitarie si è trasformato in una solida realtà imprenditoriale, capace di influire sul futuro del nostro Paese. Andrea Segrè, colui che ha dato il via a tutto, è diventato un vero e proprio paladino del recupero e del riutilizzo del cibo. Ha scritto libri, organizzato incontri e recitato perfino in uno spettacolo teatrale, con il solo scopo di spiegare che non buttare via le cose, oltre che giusto, è anche molto conveniente.Lo scorso 28 ottobre è volato a Bruxelles per partecipare ad una conferenza in programma al Parlamento europeo nell’ambito del progetto “Un anno contro lo spreco”, di cui Last Minute Market è promotore. Con lui c’erano deputati, accademici e ricercatori di vari atenei mondiali, rappresentanti di Organizzazioni internazionali e del Terzo settore. E tutti insieme hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta in cui si impegnano ad abbattere del 50% il livello globale degli sprechi alimentari entro il 2025.Due giorni dopo, invece, il preside è tornato a Bologna, per offrire a 500 suoi concittadini un Pranzo contro lo Spreco. L’intento era quello di creare un momento di convivialità e di sensibilizzazione facendo assaggiare alla gente del buon cibo “recuperato”. Il caso ha voluto che l’appuntamento fosse nel cortile di Palazzo d’Accursio, la storica sede del Comune, il luogo in cui molti bolognesi avrebbero voluto vedere Segrè nei prossimi anni. Da più parti hanno insistito perché tentasse la corsa a sindaco candidandosi alle primarie del centrosinistra in programma nel prossimo gennaio. Ma lui ha detto di no: è troppo impegnato a fare l’acchiappacibo.

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