“Noi non segnaliamo”. Le associazioni bolognesi contro la denuncia dei clandestini


BOLOGNA, 13 FEB. 2009 – Una decina di associazioni che a vario titolo si occupano di immigrazione e di diritto alla salute sul territorio bolognese hanno organizzato oggi, dalle 11 alle 18, un presidio in piazza Re Enzo per manifestare la propria opposizione all’emendamento approvato in Senato il 5 febbraio, con il quale si cancella il divieto di denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie.Attraverso una raccolta di firme, le associazioni Sokos, Salute Senza Margini, AsSpeBo, Gruppo Prometeo, Fisioterapisti Senza Frontiere, Associazione Fisioterapisti Italiani – Emilia Romagna e AMISS si sono rivolte alle istituzioni locali e regionali chiedendo un impegno concreto per prevenire e contrastare, nell’ambito della propria autonomia e competenza, la norma e i suoi effetti ingiusti e dannosi. Contro il provvedimento si è da tempo formato un fronte ampio e trasversale alle ideologie, che comprende, tra gli altri, la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Medici Senza Frontiere, la Federazione Nazionale Ordini dei Medici, la Federazione Italiana Collegi Infermieri, l’Osservatorio Italiano Salute Globale e Federspecializzandi. Più di recente, inoltre, alcune Regioni come Puglia, Umbria e Toscana hanno pubblicamente affermato la propria intenzione di adottare misure locali di contrasto, qualora la norma venisse approvata in via definitiva.Se il provvedimento diventerà legge, "verrà di fatto negato a una categoria di individui il diritto alla salute, e ci si esporrà al rischio di diffusione di malattie che tipicamente attecchiscono e proliferano dove c’è emarginazione, povertà, mancata tutela di diritti fondamentali". Così recita il comunicato che presenta l’iniziativa odierna, denominata "Noi non segnalamo. La salute non è clandestina". Le associazioni promotirici considerano questo provvedimento "una norma contraria all’etica e alla deontologia medica, al vincolo del segreto professionale ed al dettato costituzionale che tutela la salute individuale e collettiva" e sono convinte che "i nostri ospedali e i nostri ambulatori offrono una garanzia di salute: sono luoghi di cura, non di discriminazione o delazione".Alle 17, per concludere l’iniziativa – a cui hanno aderito anche le Onlus Avvocato di Strada, Associazione Amici di Piazza Grande e Fiori di Strada, il Centro Studi Donati., il Comitato Piazza Verdi e il Cooridnamento Migranti – è stato organizzato un momento di azioni simboliche e dimostrative che hanno coinvolto tutti i presenti. Perchè "ci sono momenti in cui è professionalmente e umanamente necessario esprimere in modo chiaro ed esplicito la propria posizione, in cui non è possibile tacere se non a costo di essere complici".

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