No alla scarcerazione, Tanzi resta in cella


BOLOGNA, 12 MAG. 2011 – Le istanze di scarcerazione presentate dai legali di Calisto Tanzi all’ufficio di sorveglianza di Reggio Emilia sono state rigettate stamattina dal tribunale di sorveglianza di Bologna. L’ex patron di Parmalat resta quindi in carcere a Parma e il regime di detenzione a cui è sottoposto rimane quello già deciso al momento dell’ingresso nella Burla. Tenendo conto dei suoi 72 anni e dei suoi problemi cardiaci, infatti, l’ex numero uno di Collecchio é in una cella singola della sezione cosiddetta dei ‘minorati fisici’, sotto monitoraggio costante delle sue condizioni di salute. Alla faccia dei risparmiatori truffati, però, Tanzi ritiene che la pena che gli è stata comminata (restano da scontare 4 anni e 4 mesi di reclusione) "sia stata troppo severa". L’imprenditore ripete di non stare bene, "di essere malato", e quando martedì scorso ha ricevuto la visita del deputato radicale Maurizio Turco si è sfogato: "Non pensavo più di dover tornare in carcere, proprio non me lo aspettavo. Che ci faccio qui alla mia età?". Anche la sua difesa – formata dagli avvocati Sgubbi, Belloni e Biancolella – esprime "grave disappunto" per aver "dovuto constatare che la notizia del rigetto dell’istanza da parte del Giudice di Sorveglianza di Reggio Emilia di applicazione in via provvisoria della detenzione domiciliare, in attesa della decisione del Tribunale di Bologna, è stata appresa dalle Agenzie di Stampa prima ancora che il provvedimento fosse noto ai difensori". "La propalazione in via informale di un provvedimento attinente allo status libertatis in siffatto modo ha gravemente mancato di rispetto alla toga che indossiamo – hanno scritto i tre legali -. Ci riserviamo ogni iniziativa in merito e, comunque, confidiamo che d’ufficio venga esperita idonea istruttoria atta a ricostruire quanto accaduto". Quanto al merito del provvedimento, "non avendo avuto la possibilità di leggerlo, allo stato possiamo soltanto sottolineare che trattasi di provvedimento interlocutorio del quale comunque ci riserviamo di valutare l’impugnazione". I difensori hanno voluto sottolineare che "la detenzione domiciliare per gli ultrasettantenni assolve ad una funzione umanitaria, ed è atto di civiltà voluto dal legislatore. E’ un provvedimento del quale mai si è ipotizzata l’abrogazione indipendentemente dall’orientamento dei Governi che dopo l’emanazione di tale norma si sono succeduti. Il legislatore ha infatti considerato il superamento di una certa soglia di età intrinsecamente incompatibile con la detenzione carceraria, ovviamente per soggetti che non abbiano compiuto particolari tipi di reato, tassativamente indicati e tra questi non rientra quello per cui Tanzi è stato condannato". "La miglior dottrina ha sempre sottolineato che è immanente al sistema normativo una sorta di incompatibilità presunta con il regime carcerario per il soggetto che abbia compiuto i 70 anni. Proprio la finalità umanitaria di tale tipologia di detenzione domiciliare la svincola da fini rieducativi e risocializzanti – hanno aggiunto Sgubbi, Belloni e Biancolella -. L’espressione ‘può’ da parte del legislatore non introduce un potere discrezionale del Giudice, ma va inteso come un diritto del condannato che in presenza di tali requisiti (età, condanna per un reato non ostativo) può (ha il diritto di) beneficiare del regime di detenzione domiciliare". Secondo i legali, si tratta di una "norma che nulla ha a che vedere con altri benefici previsti dall’art. 47 ter dell’ordinamento penitenziario, quali l’affidamento ai servizi sociali. Beneficio questo per il quale, al contrario della detenzione domiciliare per gli ultrasettantenni, il legislatore ha indicato al Giudice i criteri da seguire per poter ammettere il condannato al beneficio. Nessuna indicazione in tal senso è stata invece prevista per la detenzione domiciliare. La norma ha già trovato applicazione in altri casi che avevano suscitato l’attenzione pubblica ed in tempi brevissimi, attesa l’età, il condannato è stato posto in detenzione domiciliare. Si confida pertanto anche alla luce dello stato di salute seriamente compromesso di Tanzi, che appare essersi aggravato con il regime carcerario in atto, sia concesso con sollecitudine quanto previsto dal nostro ordinamento per gli ultrasettantenni", hanno concluso.

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