No alla Gelmini, si procede a oltranza


26 NOV. 2010 – Saliti sui tetti, come gli operai. Rispondono così gli universitari di Parma all’appello di mobilitazione contro la riforma del ministro Gelmini. Una protesta che si sta svolgendo in tutti gli atenei italiani e che ieri ha fatto uscire dalle bocche degli studenti un primo grido di vittoria, dopo che il governo alla Camera, dove era in discussione il contestato ddl, non ha avuto la maggioranza. Il voto finale è così slittato a martedì, giorno nel quale non è detto si arrivi comunque a una conclusione. L’attesa non è comunque un problema per gli studenti, anzi, più in là si va meglio è, così che il tempo si fa sempre più risicato per questo azzoppato esecutivo. Le due tende e il gazebo allestiti sul tetto del dipartimento di matematica saranno dunque popolati a oltranza. Sono una decina i manifestanti che hanno deciso di passare qui un’altra notte, dopo la prima di giovedì. Oggi hanno fatto visita alla sommità occupata dell’edificio il segretario della Cgil di Parma Patrizia Maestri e due parlamentari del Pd, l’onorevole Carmen Motta e Albertina Soliani. Insieme è stato ribadito lo scandalo di un governo dai i giorni contati ma che a tutti i costi cerca di portare a termine una riforma che compromette per decenni il futuro dell’università e della ricerca.A Bologna è stato l’edificio del Comune ad essere pacificamente occupato dagli studenti. Una quarantina di manifestanti hanno fatto irruzione nel salone dove è allestita la mostra del pittore Pizzirani. "In alto la cultura, in basso il fango della Gelmini, 30 novembre” è la scritta che si leggeva su grande striscione con la data di scadenza della riforma (martedì prossimo, appunto). I protagonisti del colorato blitz sono iscritti alla facoltà di Lettere, attualmente occupata. Per Bologna è il terzo giorno di mobilitazione, ieri alla stazione ci sono stati momenti di tensione con le forze dell’ordine schierate per impedire che i manifestanti creassero disagi alla circolazione dei treni.A Reggio Emilia (università di Modena e Reggio Emilia) l’occupazione riguarda le facoltà di Scienze della formazione e Scienze della comunicazione. Solidarietà alla protesta è stata espressa dal sindaco Graziano Delrio che parlando agli studenti ha duramente criticato l’atteggiamento del governo. "Attraverso il ministro Tremonti, ha adottato una linea inaccettabile verso i rettori", ha spiegato il primo cittadino, che è anche vicepresidente nazionale dell’Anci. "In sostanza ha detto: o dite che il decreto va bene, o non avrete i soldi per pagare gli stipendi. Questo si chiama ricatto. Quanto viene prospettato ora, in tema di risorse, e si vuol far passare come elargizione agli atenei, non è che una piccola parte di quanto tolto e viene restituito". "Sull’Università – ha aggiunto Delrio – come sugli altri settori, dalla Sanità ai Servizi, la politica del governo è molto chiara: tagliare tutto quanto è pubblico, per ridimensionare massicciamente il pubblico a vantaggio del privato. Voi vi opponete e protestate contro questa impostazione per l’Università, noi sindaci come Anci lottiamo da tempo contro questa linea del governo su tutti i fronti. La vostra non é una protesta di pochi e per pochi, al contrario".

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