No al decreto salva-liste


BOLOGNA, 9 MAR. 2010 – Mentre il Tar del Lazio era riunito per decidere in merito al ricorso presentato dal Pdl contro l’esclusione della sua lista a Roma, ieri a Bologna duemila persone hanno gremito piazza Nettuno per la manifestazione del Pd e degli altri partiti della coalizione del centrosinistra contro il decreto salva-liste."Un’offesa alla democrazia" lo ha definito dal palco il presidente della Regione ricandidato Vasco Errani. "Siamo qui per dire una cosa molto semplice: la legge non può essere piegata agli interessi di una parte. Le regole in Italia sono uguali per tutti e non si possono cambiare in corso", ha sottolineato tra gli applausi."Noi non abbiamo mai pensato – ha spiegato Errani al microfono – di vincere a tavolino. La destra non ha neppure voluto attendere la giustizia. Il Tar ha riammesso le liste della Polverini e di Formigoni: non c’era bisogno del decreto. E’ il segno che la democrazia, se non viene manomessa, funziona". Le Regionali, saranno, quindi, per Errani, "un modo per dare un segnale forte. Per dimostrare che l’Italia non può essere divisa in curva sud e curva nord, tra chi applaude e chi fischia. La democrazia è un’altra cosa". Ora "è il momento della serietà e del rispetto delle istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica".A margine della manifestazione, con i giornalisti Errani ha parlato dell’impossibilità di mettere sullo stesso piano il decreto salva-liste e la mancata decisione sul voto a Bologna, città ora nelle mani di un commissario. Nel primo caso si tratta di un atto unilaterale del governo che colpisce la democrazia di questo paese. "La vicenda di Bologna non c’entra nulla ed è molto triste che si pensi di usare questa città come merce di scambio", ha spiegato Errani, secondo il quale "questo la dice lunga sul modo di intendere le istituzioni". Per Errani "una cosa è chiarissima". Ovvero che "i cittadini di Bologna hanno il diritto di scegliersi il sindaco e il loro governo e chi non è d’accordo deve spiegare a loro che non glielo vuole far fare". Le due vicende, ha concluso, "non c’entrano nulla".

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