Niente Dop per il “Gran Suino Padano”


BOLOGNA, 14 AGO 2009 – Non c’entra niente con la Lega nord il “maiale padano”, anzi è un prodotto di cui 12 regioni italiane (in testa l’Emilia-Romagna) vanno fiere. Però stavolta l’Unione europea non ha accolto la richiesta del riconoscimento di Dop (la Denominazione di origine protetta).“Leggo con rammarico della bocciatura da parte della Commissione europea di una richiesta che tuttavia ritengo saldamente motivata e irrinunciabile, per la quale tutta la filiera e le Istituzioni devono continuare ad impegnarsi.” E’ il commento dell’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni alla notizia del mancato accoglimento da parte dell’UE del riconoscimento della Dop per le carni fresche del “Gran Suino Padano” . “E’ importante – continua Rabboni – valutare attentamente le motivazioni di Bruxelles e prendere in considerazione quelle modifiche che possano venire incontro ad esse. A partire dalla definizione di ‘padano’ che può essere considerata riduttiva rispetto al numero di regioni coinvolte nell’allevamento di questo animale”.Rabboni ricorda come le carni del Gran Suino Padano, allevato in 11 regioni italiane oltre che in Emilia-Romagna, siano “uniche per caratteristiche qualitative e per provenienza territoriale. Si tratta delle stesse carni che vengono usate per la preparazione dei prosciutti Dop di Parma, San Daniele e di Modena, oltre che per tutta la salumeria pregiata della tradizione italiana. Prodotte nel rispetto di rigorosi disciplinari, presentano caratteristiche organolettiche uniche che è giusto vengano evidenziate e tutelate anche nel prodotto venduto fresco”.Il riconoscimento provvisorio della tutela d’origine concesso da qualche tempo dallo Stato Italiano ha già permesso di commercializzare sul territorio nazionale queste carni fresche con un buon riscontro commerciale. La concessione della Dop da parte dell’Europa permetterebbe di completare e rafforzare tale tutela, anche rispetto ad altri carni suine europee con caratteristiche qualitative e organolettiche decisamente inferiori, ma che possono essere immesse sul mercato a prezzi più bassi.

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