New York: identificate tutte le vittime bolognesi


10 AGO 2009 – E’ stato un lavoro difficile e straziante ma le cinque vittime italiane del disastro dell’Hudson sono state tutte identificate. I resti delle cinque vittime erano stati recuperati tra ieri e sabato tra le lamiere dell’elicottero riportato a galla dalle acque dell’Hudson.La famiglia di Michele e Filippo Norelli, cioè la madre sopravvissuta all’incidente e il figlio Davide, ha chiesto che sia accertato come effettivamente è avvenuto l’incidente che ha visto scontrarsi in cielo l’elicottero turistico con un Piper."Non voglio fare polemica, ma voglio sapere tutto quello che è successo. Suppongo che si faccia vivo il ministro Frattini". Queste le parole di Davide Norelli, figlio e fratello di due delle vittime dell’incidente aereo di New York. La madre del giovane, Silvia Rigamonti, è rientrata poco dopo le 11 di stamattina nella sua casa di Trebbo di Reno, alle porte di Bologna. La donna era scortata da una macchina di servizio.Silvia Rigamonti, era atterrata a Bologna pochi minuti prima ed era stata prelevata direttamente sottobordo, in pista. E’ apparsa visibilmente sconvolta e all’arrivo ha allontanato i cronisti e i fotografi con un gesto della mano dal finestrino dell’auto. Il figlio, dopo essere entrato in casa, ne è riuscito per rilasciare poche dichiarazioni: "Non voglio fare polemica, ma voglio sapere tutto quello che è successo. Suppongo che si faccia vivo il ministro Frattini". Davide Norelli ha aggiunto che la madre è in stretto contatto con la Farnesina. Anche Silvia Rigamonti si è poi espressa con toni simili: "Voglio tutta la verità, non è possibile che succedano cose di questo genere. Voglio sapere tutto, voglio che siano fatte tutte le indagini", ha detto nelle poche parole scambiate con i cronisti, continuamente abbracciata all’altro figlio Davide che, a differenza del resto della famiglia, era rimasto a Bologna: "Per fortuna c’é lui, il mio grande amore", si è aggrappata al ragazzo con il quale, poco prima delle 14, è andata in un parco poco lontano per una mezz’ora. Per tutto il giorno nella sua casa c’é stato un viavai di parenti (prima tra tutti la nonna novantaduenne) e amici in un’atmosfera di grande dolore e commozione. Silvia Rigamonti non ha assistito all’incidente nel quale sono morti il marito Michele Norelli e il figlio Filippo. Lo ha chiarito lei stessa, spiegando: "Io non ho visto nulla". A confermarlo anche il figlio Davide: "Sono arrivati insieme, lei ha accompagnato papà e mio fratello a prendere l’elicottero, poi si è spostata e non ha visto quello che è successo". Davide Norelli ha voluto anche ringraziare amici e conoscenti "per il miliardo di sms e messaggi che ho ricevuto e che aiutano in un momento terribile". A ricordare Michele Norelli anche il fratello maggiore Remo: "Era una persona buona, il pilastro della nostra famiglia e dei nostri amici". Ora, ha aggiunto, "qualcuno dovrà rispondere: ci sono troppi passeggeri su quei voli", ipotizzando che per il riconoscimento dei corpi potrebbe essere necessario l’esame del Dna. E LA PROCURA DI BOLOGNA APRE UN FASCICOLO’Sollecitata’ dalla richiesta del Codacons di avviare un’indagine in Italia per accertare eventuali responsabilità del sindaco di New York o delle istituzioni addette ai controlli dei voli rispetto all’incidente aereo di sabato in cui sono morti cinque bolognesi, la procura del capoluogo emiliano ha aperto un fascicolo contro ignoti. Del caso si occuperanno i magistrati Luigi Persico e Morena Palazzi. Le ipotesi di reato sono disastro colposo e omicidio colposo plurimo. In sostanza, dopo la denuncia del Codacons che è stata diffusa attraverso il sito dell’associazione, per la procura bolognese l’avvio dell’inchiesta è un atto dovuto e formale, "quali ne possano essere gli sviluppi – si legge in una nota della procura – ovvero gli impedimenti".Infatti, continua la nota, "fin dal primo annuncio del disastro i magistrati bolognesi avevano esaminato i noti problemi e limiti di procedibilità, che discendono dall’articolo 10 codice penale e la circostanza che, comunque, nel caso concreto anche i piloti dei due aeromobili hanno trovato la morte". Da ambienti giudiziari, in effetti, emerge la difficoltà di un’inchiesta per un reato commesso all’estero da parte di stranieri e che in ogni caso, per procedere in Italia, bisognerebbe che il responsabile dei reati si trovasse fisicamente nel Paese di origine delle vittime.

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