Nella giungla del lavoro in Italia


24 GIU. 2009 – Un camionista greco si alza la mattina e sa di dover correre sul proprio camion di targa bulgara. In realtà è già sveglio, poiché tempo per dormire non ne ha. Lui è solo un ingranaggio di un sistema fatto di imprese che chiedono soltanto una cosa: consegnare la merce il più veloce possibile. Soprattutto se si tratta di materiale deperibile, come ad esempio un carico di maiali macellati. Animali cresciuti in Danimarca, uccisi in Italia ed ora pronti per passare di nuovo la frontiera, magari proprio verso il nord, da dove erano venuti. Il mondo dei trasporti nel nostro Paese è un tutt’uno con questi aspetti vorticosi e quasi irrazionali della globalizzazione. Riesce bene ad assecondarli. Soprattutto perché è fatto di regole che rimangono solo scritte sulla carta mentre la prassi è quella dei cronotachigrafi (gli apparecchi che misurano i tempi di guida) manomessi, delle superficiali revisioni ai veicoli e del ricorso ad ogni espediente, da parte dei conducenti, per stare svegli, comprese sostanze stupefacenti come la cocaina. Da un’altra parte un giardiniere marocchino di nome Ahmed si alza la mattina e sa di dover andare a tagliare una siepe. Il posto non è proprio dei più sicuri, si tratta di dare una spuntata a tutta la vegetazione che sta sul ciglio dell’autostrada A5 Torino-Aosta, precisamente in località Anrad. Il nome è francese e ad Ahmed fa tornare in mente il suo paese d’origine. L’operaio pensa che gli porterà fortuna e che Allah sarà con lui. Sono sei anni che fa questo lavoro e non gli è mai successo niente. La sua è una di quelle professioni che gli italiani non vogliono più svolgere. Giustamente, visto che è piuttosto rischioso stare otto ore al giorno ai margini di un’autostrada. Anche i quattro colleghi del team di decespugliamento sono marocchini. Come Ahmed si sono alzati presto stamattina per portare avanti l’opera di pulitura. Chi, come dicevamo all’inizio, proprio non si è svegliato, ma ha continuato a guidare tutta notte è il camionista greco. Intorno alle nove un colpo di sonno lo fa sbandare, proprio sulla Torino-Aosta, e proprio in prossimità del punto in cui si sta effettuando la manutenzione del verde. Il furgone della squadra di operai viene travolto. Inghiottito dal Tir, senza via di scampo, finisce anche Ahmed. Ahmed Nassroune, 57 anni, è la vittima del lavoro di oggi. Mentre i soccorritori cercavano, con grande difficoltà, il suo corpo tra le lamiere, a Roma l’Inail, l’istituto nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, diffondeva i dati delle vittime sul lavoro. Dal dopoguerra ad oggi i dati degli incidenti non sono mai stati così bassi, ma una particolarità è da sottolineare: il forte aumento, tra i morti e i feriti, dei lavoratori stranieri. Ahmed era uno di questi.

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