Nel segno di Steiner


“Gli uomini passano, ma le cose che fanno restano” disse Albe Steiner alla figlia Anna. E di Steiner, grafico, di cose intorno a noi ne sono rimaste, nonostante i 35 anni che ci separano dalla sua morte . Sono segni essenziali, ma pieni di contenuto. A noi preme ricordare soprattutto il logo Coop da lui ideato nel ’63, che ha contribuito a unificare, più di tanti convegni e congressi, gli spacci cooperativi che da allora cominciano ad evolversi e a diventare davvero una catena distributiva. Non solo il logo, ma anche l’applicazione del marchio sugli imballaggi coordinati e l’allestimento del primo magazzino Coop. Quattro lettere unite: "una cooperazione fra caratteri", la definì Steiner. Sì, perché dietro ogni segno c’è un ragionamento, una vera e propria cultura. E Steiner è stato soprattutto un grande intellettuale. Uno dei protagonisti che negli anni ’50 hanno contribuito a dare modernità al design italiano. Antifascista per famiglia e cultura, partecipò attivamente alla Resistenza. "Pensando alla sua tomba – ricorda la figlia Anna – aveva detto: voglio solo una pietra con scritto ‘partigiano’, che è la cosa migliore che ho fatto nella vita".Incorniciati da una fitta ragnatela di rughe, occhi che richiamano subito l’antica bellezza: così appare Matilde Maria Covo Steiner, chiamata da tutti Lica, compagna per la vita di Albe, nel documentario "Linea Rossa – Insieme per un disegno di cambiamento", omaggio alla memoria di Albe e Lica Steiner. E’ stato presentato nello scorso mese di ottobre alla Triennale di Milano e successivamente alla Casa del Cinema di Roma. Il documentario è anche l’ultima testimonianza di Lica Steiner, deceduta poco dopo aver visto il ‘girato’ del film, il 23 maggio 2008. Insieme a Lica, le voci e i volti di alcuni personaggi chiave del panorama culturale italiano, tra cui Arnaldo Pomodoro, Francesco Leonetti, Carlo Forcolini.Lica Steiner nasce a Milano nel 1914, un anno dopo Albe, in una famiglia cosmopolita e antifascista, e nel 1938 si sposa con Albe Steiner. L’anno dopo, con il marito apre lo studio di foto-grafica LAS (Lica Albe Steiner) dove lavora fino al 1974, anno della morte di Albe. «Il dolore per la perdita improvvisa di Albe è stato fortissimo – dice Lica nel film documentario – ma dovevo finire quello che Albe ed io avevamo cominciato.» E di lavoro Lica ne ha fatto tanto in questi 35 anni. Libri, mostre, convegni sull’opera condotta insieme al marito, ma anche attività prettamente sue.Il film documentario "Linea rossa" nasce dalla volontà dei due registi e produttori, Franco Bocca Gelsi e Enzo Coluccio, di documentare la storia di Albe Steiner attraverso la voce e il volto di Lica. "A noi il suo volto appare – dichiarano gli autori – come un libro che narra di una vicenda personale, quella di un matrimonio artistico e professionale, che è stato metafora del secolo passato. Abbiamo cercato di ricostruire una parabola di vita unica e al tempo stesso esemplare, attraversata da una carica etica e morale incrollabile, e un senso della missione e della responsabilità, che fu all’origine di un’estetica inconfondibile e di un apporto originale alla storia dell’arte visuale italiana".STEINER, CON LUI NACQUE IL DESIGN ITALIANOAlbe Steiner, nasce a Milano nel 1913, da madre toscana e padre cecoslovacco. Fu un uomo di grande spessore culturale, sociale e professionale nell’Italia del dopoguerra fino al 1974, quando morì improvvisamente per un ictus. Nel ’45 partecipa alla redazione della rivista "Il Politecnico" di Elio Vittorini. Partecipa alla Triennale di Milano dall’VIII fino alla XIV edizione, di cui cura anche la comunicazione grafica, diventando membro del Centro Studi Triennale. Dal ’50 al ’54 è art director della Rinascente. Nel ‘56 è nel primo comitato direttivo dell’Associazione disegno industriale. È progettista grafico per Olivetti, Carlo Erba, Piccolo Teatro, Agfa, Coop, Pirelli, Aurora e molti altri. Nel campo editoriale si occupa di art direction e consulente grafico per Feltrinelli e Zanichelli; è consulente poi di Einaudi, Editori Riuniti, Sugar e numerosi periodici di sinistra.LA STORIA DEL LOGO COOPIl logo Coop così come lo conosciamo è apparso per la prima volta nel ’63 a Reggio Emilia e Empoli. Negli anni ’80 è stato "ristilizzato" da un altro grande grafico, Bob Norda.

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