Nel nome della sicurezza, amen


12 LUG. 2009 – Paure e sicurezza. Fino a che punto sono fondate le prime e in che modo garantire la protezione dei cittadini. Se n’è discusso alla festa del Pd di Correggio in un dibattito che ha visto coinvolti il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, il cappellano dell’Opg di Reggio Emilia don Daniele Simonazzi e il sindaco di Correggio Marzio Iotti. Un incontro in cui l’approccio cattolico al problema è risultato prevalente, rafforzato anche dalla conduzione della serata da parte di un esponente locale dell’Azione Cattolica. Ma, si sa, le feste dell’Unità è già da un po’ che non ci sono più. Nemmeno a Correggio, uno dei comuni che continua a restare tra i più rossi in Emilia-Romagna. L’hanno notato subito anche gli spettatori, in buona parte pensionati del posto, alcuni dei quali con tutta probabilità un tempo si sarebbero definiti senza problemi e senza offese dei “mangiapreti”.Il momento della predica è arrivato quando don Simonazzi, microfono alla mano, si è levato in piedi per leggere un passo del Vangelo. Un parabola per portare al centro del dibattito, sul tema della sicurezza, non tanto i risultati elettorali conseguiti dalla Lega nord, quanto la diffusione trasversale, anche tra i non leghisti, della tendenza a dare maggiore priorità alle cose piuttosto che alle persone. “Al sicuro dobbiamo starci noi, oppure i nostri beni? Per i nostri beni siamo disposti a sacrificare anche i nostri fratelli? E col nostro rapporto col denaro come siamo messi?”, sono state le domande poste da don Simonazzi. Stando a come la vede lui, il concetto di proprietà che c’è nel Vangelo è lo stesso delle teorie di Proudhon che la vedevano come un furto. Secondo la parola di Gesù, infatti, ogni cosa che non è condivisa è come se fosse rubata. A riportare la discussione a un livello più terreno ci ha pensato Marzio Iotti. “Per quello che vedo io il Vangelo non è stato digerito ancora nemmeno in casa cattolica”, ha replicato il sindaco di Correggio a don Simonazzi. Il gregge con cui hanno a che fare gli amministratori locali è diverso da quello a cui si rivolgono i sacerdoti. I sindaci devono tenere conto del fatto che i loro cittadini sono persone egoiste, le cui paure, non tutte, sono fondate. “Fino ad oggi il sistema del welfare locale ha retto con un 10% di popolazione immigrata che si è formata nel giro di 15 anni. Se in poco tempo si passa al 20% gli stessi servizi non siamo più in grado di offrirli allo stesso modo. E questo mettendoci anche tutto l’amore che vogliamo”. ha spiegato Iotti. E qui ci si scontra con sentimenti “leghisti” riguardo ai diritti. A chi è italiano, più nel particolare reggiano, da più tempo deve essere riservato un trattamento qualitativamente superiore a quello ricevuto dai nuovi italiani. “Un modo di vedere le cose che va pari passo col pensare che i “nativi” siano più virtuosi degli immigrati i quali sono tutti tendenzialmente dei delinquenti”, ha detto Graziano Delrio nel suo intervento. Il sindaco di Reggio ha tenuto a sottolineare, invece, che nella sua città il tasso di criminalità degli stranieri regolari, è di molto inferire a quello dei reggiani.Più risorse alle forze di polizia, una legge più giusta, una giustizia più rapida e carceri meno affollate sono la ricetta per la sicurezza che deve seguire il centro sinistra secondo Delrio. Una bella lista di cose da fare, ma prima di realizzarla bisogna tornare al governo.

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