Nasce “Irenìa”, ma è un parto travagliato


30 APR. 2009 – Ce l’ha fatta anche Torino. Il suo consiglio comunale è riuscito a dare il via liberaalla fusione tra Iride ed Enia. Nonostante il malloppo dei 900 emendamenti, poi accorpati in una trentina. La delibera è stata approvata ieri sera con 20 voti a favore, otto contrari, tre astensioni. Sono stati però respinti gli emendamenti che chiedevano di modificare lo statuto della nuova società fissando al 51% minimo la partecipazione degli enti pubblici nella compagine societaria. La fusione sarà ora sottoposta all’assemblea degli azionisti di Iride, convocata oggi alle ore 17, a Torino. La strada ora sembra tutta in discesa. Si tratta solo di una formalità. Ma su quell’emendamento votato da Genova e relativo al 51% della nascente società che deve restare in mano pubblica non c’è ancora chiarezza. Secondo il sindaco genovese Marta Vincenzi è un punto vincolante. Ma per Chiamparino si tratta solo di un atto "di indirizzo" e che "non ha valore cogente". Secondo lui vincolare il controllo della società a più della metà di azionisti pubblici "rischia di depotenziare l’accordo". Di questa patata bollente, ma che non sembra scottare poi così tanto, finirà per occuparsene un consiglio di legali di Iride. Vedranno loro se davvero il sindaco di Genova darà l’ok al progetto di fusione solo dopo la modifica nello statuto che pone al 51% minimo il controllo pubblico.Intanto a non porsi minimamente il problema della gestione pubblica sono i titoli in Borsa. Le azioni di Iride hanno registrato un più 5,81% mentre il titolo di Enìa è salito del 6,02%, forte del sì definitivo alla fusione da parte dell’assemblea straordinaria della multiutility emiliana.

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